La restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani morti nella Striscia di Gaza mette a rischio l’accordo tra Israele e Hamas

15.10.2025 08:25
La restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani morti nella Striscia di Gaza mette a rischio l'accordo tra Israele e Hamas

Israele e Hamas: tensioni crescenti sulla restituzione dei corpi degli ostaggi

La questione della restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani morti nella Striscia di Gaza sta avendo effetti significativi sulla solidità dell’accordo per la fine della guerra fra Israele e Hamas. Mentre Hamas aveva promesso di restituire i corpi di ventotto ostaggi, tra lunedì e martedì ha riconsegnato solo otto a Israele, attraverso la Croce Rossa. Il gruppo militare palestinese ha dichiarato che localizzare e recuperare i corpi è un’impresa complessa, postulando che l’operazione richiederà più tempo del previsto, contribuendo così a minare la fiducia nell’accordo, riporta Attuale.

Il governo israeliano e i familiari degli ostaggi hanno denunciato il ritardo come una violazione dei termini dell’accordo. Secondo fonti israeliane, il governo israeliano ha deciso di limitare l’ingresso di camion carichi di cibo e beni di prima necessità nella Striscia di Gaza, prevedendo di non aprire il valico di Rafah, al confine con l’Egitto. Sebbene l’accordo prevedesse l’apertura del varco mercoledì, il numero di camion autorizzati ad entrare è stato ridotto a 300, invece dei 600 inizialmente previsti.

Israele accusa Hamas di non compiere gli sforzi necessari per trovare e restituire i corpi degli ostaggi. I familiari, attraverso il gruppo di sostegno “Forum delle famiglie degli ostaggi”, hanno chiesto la sospensione immediata dell’attuazione dell’accordo. La situazione, aggravata dalle tensioni, ha portato a una crescente preoccupazione per la sorte dei 28 ostaggi ancora mancanti.

Hamas, dal canto suo, ha ribattuto che il recupero dei corpi è ostacolato dalla complessità del contesto urbano, devastato da due anni di bombardamenti. Alcuni ostaggi si troverebbero anche in mano a fazioni militari rivali nella Striscia, con le quali Hamas sta attualmente negoziando.

L’accordo per il cessate il fuoco prevedeva misure speciali qualora Hamas non fosse stata in grado di rintracciare tutti i corpi: era previsto l’intervento di una “task force” internazionale composta da rappresentanti degli Stati Uniti e altri mediatori per coordinare le ricerche. Tuttavia, la situazione attuale sembra ben al di là della portata originariamente prevista, con la maggior parte dei corpi ancora da recuperare.

Negli ultimi giorni, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha minacciato ripercussioni in caso di “violazioni dell’accordo”. Martedì, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aspettarsi la restituzione di ulteriori corpi “nelle prossime ore”. Anche Donald Trump ha commentato la situazione attraverso un post sul suo social, criticando Hamas per non aver rispettato gli impegni presi.

Da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore venerdì, l’esercito israeliano ha sparato su civili palestinesi in almeno due occasioni, causando la morte di sette persone. Martedì, un drone ha ucciso cinque persone a Shejaiya, vicino al confine est, e altre due sono state uccise nei pressi di Khan Yunis, nel sud.

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