La retromarcia di Trump sulla strategia anti-immigrazione dopo l’omicidio di Alex Pretti

27.01.2026 23:35
La retromarcia di Trump sulla strategia anti-immigrazione dopo l’omicidio di Alex Pretti

Trump rivede la sua strategia sull’immigrazione dopo la morte di Alex Pretti

DALLA NOSTRA INVIATA
MINNEAPOLIS – Quando i video dell’uccisione di Alex Pretti sono stati trasmessi da tutti i network a partire da sabato, Donald Trump, rinchiuso nello Studio Ovale con la tempesta di neve all’esterno, ha acceso la tv e non gli è piaciuto quello che ha visto. Da settimane, ripeteva che l’attenzione dei media avrebbe dovuto essere focalizzata sui criminali arrestati e non certamente sulle uccisioni di cittadini americani da parte di agenti federali anti-immigrazione, riporta Attuale.

Poche ore dopo, Kristi Noem, ministra della Sicurezza interna, ha dichiarato in tv che Pretti era un terrorista, mentre il capo della polizia di frontiera, Greg Bovino, ha affermato che brandiva una pistola. Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, ha sostenuto su X che Pretti era “un assassino che ha cercato di uccidere agenti federali”. Trump era frustrato perché tutti potevano vedere che questa narrazione non reggeva di fronte alle immagini.

All’interno della Casa Bianca, voce dei suoi stessi alleati, l’ex deputato della South Carolina Trey Gowdy ha dichiarato su Fox: “Di certo non dovremmo chiamarlo terrorista che vuole giustiziare i poliziotti, non ci sono prove di questo”. Il senatore dello Utah John Curtis ha criticato la risposta prematura di Noem, mentre la senatrice Susan Collins ha espresso il suo sconcerto per la violenza a Minneapolis, tutti repubblicani.

Il senatore Lindsey Graham ha avvertito che il genere di messaggio trasmesso in tv avrebbe oscurato i successi della campagna di Trump contro gli immigrati illegali. Il presidente temeva che la situazione apparisse caotica anziché trasmettere forza. Inoltre, la lobby delle armi NRA era furiosa con i funzionari dell’amministrazione Trump che criticavano Pretti per il possesso legale dell’arma, minando la credibilità del Secondo emendamento. Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca, ha ricevuto numerose telefonate da politici e leader imprenditoriali, sottolineando che era necessario cambiare strategia.

Così, Trump ha comunicato domenica sera al Wall Street Journal di valutare la riduzione del numero di agenti federali a Minneapolis e ha proposto che, se le autorità locali collaborano con Ice, avrebbe ritirato alcuni agenti della Polizia di frontiera dallo Stato. Lunedì mattina, ha parlato al telefono con Tom Homan, il suo “zar dei confini”, per offrirgli di guidare le operazioni a Minneapolis, e poco dopo lo ha annunciato sui social Truth.

La marcia indietro di Trump, avvenuta in meno di 48 ore dall’uccisione di Alex Pretti, è significativa perché rappresenta un’ammissione di errore nella gestione di una delle sue promesse più importanti legate all’immigrazione. Questo cambiamento lo porta a riconsiderare il personale e la strategia: Homan, pur essendo aggressivo nelle espulsioni di massa, adotta un approccio più lento e metodico rispetto a Miller, che non ama le retate di massa.

Da mesi, all’interno della Casa Bianca si discute tra due fazioni: coloro che propongono un approccio più aggressivo come Miller, Noem e il suo consigliere Corey Lewandowski, e quelli che preferiscono i metodi di Homan e del direttore ad interim di Ice, Todd Lyons. Attualmente, Trump sembra inclinato verso i secondi. Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha ribadito la fiducia in Kristi Noem, sebbene ci siano voci sul rischio per il suo futuro. Stephen Miller, invece, sembra immune a conseguenze immediate.

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