La rettrice Petrucci: “Pensiero critico e dialogo al centro della lotta contro la violenza di genere”

24.11.2025 06:25
La rettrice Petrucci: "Pensiero critico e dialogo al centro della lotta contro la violenza di genere"

Piazza della Signoria per la lotta contro la violenza di genere

Piazza della Signoria si prepara ad accogliere “Un minuto di rumore“, l’iniziativa di QN per le donne, destinata a dare visibilità alla violenza di genere con un gesto pubblico e condiviso. L’appuntamento è fissato per domani, 25 novembre, alle 11, quando istituzioni, ospiti, studenti e studentesse si ritroveranno per testimoniare impegno e attenzione insieme alla comunità cittadina. Tra le voci chiamate a partecipare c’è anche la rettrice dell’Università di Firenze, Alessandra Petrucci, riporta Attuale.

Il mondo accademico si unisce alla protesta del 25 novembre. Qual è la responsabilità che si sente da rettrice e da donna? “È fondamentale esserci. Sarò in piazza per testimoniare l’impegno dell’Ateneo, che tra le molte iniziative consegnerà un premio di laurea dedicato a Eleonora Guidi, vittima di femminicidio. La violenza riguarda tutta la società, anche i contesti che immaginiamo più protetti. La nostra battaglia è culturale: servono pensiero critico, dialogo, studio”.

Le studentesse rappresentano la maggioranza, ma le donne nei vertici lavorativi sono poche e spesso malpagate. Questo rappresenta un circolo vizioso? “C’è anche una violenza economica, meno visibile ma decisiva: a parità di carriera le retribuzioni non sono uguali. Senza indipendenza economica si rischia di restare dipendenti e intrappolate in situazioni che possono degenerare. Per questo conta l’educazione finanziaria: sapere come funziona un conto e quali diritti si hanno”.

Il 25 novembre porterà l’indignazione e l’appello al cambiamento in piazza. E poi? “Il rumore non deve spegnersi. Le ricorrenze servono a fare il punto, ma l’impegno deve essere quotidiano. È inquietante vedere che i dati sulla violenza non migliorano. Tuttavia, non ci fermiamo”.

Quando la violenza avviene all’interno dell’università, spesso rimane invisibile. Serve un controllo esterno? “L’università non è indenne, ma ha anticorpi interni. A Unifi abbiamo potenziato l’ascolto e il monitoraggio, istituito la consigliera di fiducia, attivato con l’ospedale di Careggi punti antiviolenza con professionisti, avviato indagini e un podcast dedicato”.

La violenza di genere è perpetrata in larga parte dagli uomini. Gli atenei stanno davvero coinvolgendoli? “Il cambiamento si fa in due, riguarda donne e uomini. Molti sono già impegnati, ma il fatto che siamo qui a parlarne dimostra che c’è ancora molto da fare”.

C’è stato un momento in cui ha capito cosa significa non sentirsi ascoltata? “Come rettrice il silenzio non esiste: bisogna aprire canali di ascolto ogni giorno. Sono stata fortunata: ho iniziato in ambienti maschili, ero tra le poche iscritte a ingegneria, ma sono sempre stata considerata come una compagna di studi, una futura professionista. Un po’ di diffidenza e paternalismo c’erano solo tra i docenti. Oggi capisco quanto le discriminazioni possano pesare: l’attenzione deve essere altissima, quotidiana e concreta”.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere