Attacco combinato nella notte e bilancio delle vittime
Nella notte del 13 gennaio 2026 la Russia ha lanciato un attacco aereo combinato contro l’Ucraina, impiegando 293 droni d’attacco, 18 missili balistici Iskander-M e sette missili da crociera di diversi tipi. I colpi hanno interessato numerose regioni del Paese, colpendo sia aree urbane sia infrastrutture critiche. Il bilancio provvisorio è di quattro morti e otto feriti.
A Kharkiv e nei sobborghi sono stati registrati impatti di missili balistici, mentre un drone di tipo Shahed ha colpito un sanatorio per bambini nel distretto di Shevchenkivskyi. Un terminal logistico della compagnia Nova Poshta è stato incendiato, con la distruzione di camion e attrezzature. A Kiev, missili balistici e droni hanno provocato un incendio in un edificio non residenziale nel distretto di Solomianskyi.
Infrastrutture energetiche nel mirino in più regioni
L’attacco ha preso di mira in modo sistematico il settore energetico. Nella regione di Dnipropetrovsk sono stati colpiti nodi di distribuzione e impianti di centrali termoelettriche, causando la disconnessione di diversi blocchi di produzione. Nella regione di Poltava, i raid hanno interessato sottostazioni ad alta tensione cruciali per il transito di elettricità tra le regioni.
Nell’oblast di Odessa sono stati attaccati impianti che alimentano l’infrastruttura portuale e i sistemi di pompaggio, mentre nella regione di Mykolaiv sono state danneggiate linee di trasmissione da 330 kV, destabilizzando la rete energetica locale. Anche nella regione di Kiev sono stati colpiti impianti ausiliari essenziali per la stabilità del riscaldamento urbano in condizioni di basse temperature.
Freddo, doppio colpo e pressione sui civili
Le autorità ucraine e osservatori internazionali sottolineano che l’offensiva avviene nel pieno dell’inverno e appare mirata a sfruttare il freddo come strumento di pressione sulla popolazione civile. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche puntano a creare condizioni di vita difficili nelle città, incidendo su riscaldamento ed elettricità.
È stata inoltre segnalata la ripetizione della tattica dei “doppi colpi”, con nuovi attacchi sulle stesse aree dopo l’arrivo dei soccorritori. Questo metodo complica le operazioni di emergenza e mette direttamente a rischio personale medico e squadre di salvataggio, aggravando l’impatto umanitario dei bombardamenti.
Logistica, porti e sicurezza oltre l’Ucraina
Tra gli obiettivi figurano anche centri logistici civili, come terminal postali e nodi di trasporto, colpiti senza un evidente valore militare. Questi attacchi vengono interpretati come un tentativo di paralizzare la vita quotidiana e di esercitare una pressione psicologica sulla popolazione, trasmettendo l’idea che non esistano aree sicure.
I raid contro infrastrutture portuali e navi civili, anche sotto bandiera straniera, hanno inoltre una dimensione che va oltre i confini ucraini. Tali azioni incidono sulla sicurezza delle rotte commerciali e sulla stabilità dei mercati alimentari globali, con potenziali ripercussioni per Paesi dipendenti dalle esportazioni attraverso il Mar Nero.
Segnale politico e implicazioni per la sicurezza europea
L’attacco viene letto come un ulteriore segnale che Mosca non intende ridurre l’intensità del conflitto mentre proseguono i contatti diplomatici internazionali. L’uso esteso di missili balistici ad altissima velocità contro obiettivi civili è considerato un precedente pericoloso, con implicazioni dirette per la sicurezza dell’intera Europa.
Secondo analisti occidentali, ogni nuova salva rappresenta anche un test della determinazione internazionale. L’assenza di una risposta immediata e credibile rischia di essere interpretata come un segnale di debolezza, con il pericolo di incoraggiare ulteriori escalation e di ampliare le minacce alla stabilità regionale e globale.