La Russia esercita pressioni su Belgrado attraverso le forniture di gas

13.10.2025 13:45
La Russia esercita pressioni su Belgrado attraverso le forniture di gas
La Russia esercita pressioni su Belgrado attraverso le forniture di gas

L’11 ottobre 2025 il presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vučić, ha espresso in un’intervista a Informer la sua delusione per la decisione di Mosca di proporre a Belgrado soltanto un accordo a breve termine per la fornitura di gas naturale, valido fino alla fine del 2025. Dopo mesi di negoziati e due incontri nel corso dell’anno con Vladimir Putin, Vučić sperava in un contratto triennale con Gazprom, che garantisse la stabilità delle forniture almeno fino a maggio 2026. Tuttavia, il Cremlino ha offerto un’intesa limitata al 31 dicembre 2025, segnale interpretato come una forma di pressione politica.

Le sanzioni statunitensi contro NIS e la risposta serba

Secondo il presidente serbo, la decisione di Mosca potrebbe essere legata alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla compagnia energetica serba NIS, di cui il Cremlino, tramite Gazprom Neft, detiene il 44,9% delle azioni. Come riportato da European Pravda, tali restrizioni, introdotte formalmente a gennaio 2025, sono entrate in vigore solo il 1° ottobre dopo vari rinvii dovuti a intensi colloqui tra Belgrado e Washington. Vučić ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero fatto pressione su Belgrado affinché nazionalizzasse la NIS per ottenere la revoca delle sanzioni, ma ha respinto tale ipotesi, affermando di «non voler rubare proprietà altrui».

Mosca utilizza il gas come strumento di ricatto

Il contratto temporaneo offerto da Mosca, secondo Vučić, rappresenta un avvertimento: se la Serbia dovesse procedere alla nazionalizzazione di NIS o prendere decisioni contrarie agli interessi russi, il Cremlino potrebbe interrompere le forniture già dal 31 dicembre 2025. In sostanza, la Russia sta ricorrendo alle esportazioni energetiche come leva di pressione nei confronti di Belgrado, mettendo a rischio la sicurezza energetica del Paese.

La Serbia tra Mosca e Bruxelles

La Serbia, candidata all’adesione all’Unione Europea, si trova di fronte a una scelta strategica. I legami storici e politici con la Russia continuano a suscitare preoccupazione a Bruxelles. Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha più volte ribadito che Belgrado deve allineare la propria politica estera a quella dell’UE, in particolare verso Mosca e Pechino, se intende proseguire il percorso di integrazione europea. Anche la partecipazione di Vučić alla parata militare a Mosca ha provocato forti reazioni da parte dei leader europei, che hanno avvertito dei rischi per il processo di adesione serbo.

Un equilibrio sempre più fragile

Negli ultimi trent’anni la Serbia ha cercato di mantenere un difficile equilibrio tra i suoi rapporti tradizionali con la Russia e l’obiettivo di entrare nell’UE. Tuttavia, cresce la consapevolezza che Mosca persegue soprattutto i propri interessi geopolitici e ambizioni neo-imperiali, non quelli di Belgrado. L’UE offre alla Serbia prospettive concrete di stabilità economica e sicurezza, mentre la Russia continua a usare la retorica del “fratellanza slava” come strumento di influenza politica. Sempre più analisti ritengono che Belgrado dovrà presto compiere una scelta definitiva: rimanere nella sfera d’influenza russa o integrarsi pienamente nello spazio europeo.

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