La Russia recluta stranieri per la guerra in Ucraina attraverso reti di agenzie fittizie

27.01.2026 11:00
La Russia recluta stranieri per la guerra in Ucraina attraverso reti di agenzie fittizie
La Russia recluta stranieri per la guerra in Ucraina attraverso reti di agenzie fittizie

Migliaia di combattenti stranieri inviati al fronte

Il 26 gennaio 2026 diversi media hanno riferito che nel corso del 2025 la Russia ha inviato a combattere contro l’Ucraina almeno 18.000 cittadini stranieri provenienti da 126 Paesi di Asia, Africa e America Latina. Secondo le informazioni disponibili, circa 3.300 di questi combattenti sono già morti, mentre la sopravvvivenza media dei nuovi arrivati al fronte non supera le 72 ore. Altri 700 mercenari originari di 40 Paesi risultano attualmente prigionieri delle forze ucraine, un dato che evidenzia l’ampiezza e la brutalità del fenomeno.

Reclutamento opaco e sfruttamento dei migranti

Le modalità di arruolamento mostrano tratti riconducibili a schemi di tratta di esseri umani. In diversi Paesi africani, intermediari già attivi nel settore della migrazione lavorativa reclutano connazionali promettendo impieghi civili in Russia. In realtà, una volta arrivati, molti vengono costretti a firmare contratti militari in lingua russa, che non comprendono, e privati dei documenti. Un’analisi pubblicata dal Telegraph descrive in dettaglio come queste pratiche si inseriscano in un sistema di reti di traffico di migranti sfruttate per rafforzare le fila russe, trasformando lavoratori vulnerabili in combattenti sacrificabili.

Il ruolo di Wagner e delle strutture locali

Nei Paesi dove sono presenti mercenari russi, come Mali o Repubblica Centrafricana, i canali di reclutamento passano spesso da strutture legate al gruppo Wagner. Altrove, il processo viene gestito da agenzie locali che normalmente si occupano di visti, biglietti aerei e alloggi per migranti economici. Anche le donne sono coinvolte: a molte viene promessa un’occupazione nell’industria, compresa la produzione di droni in regioni come il Tatarstan, salvo poi essere inserite in circuiti militari o di supporto bellico.

Crisi di personale e logica della guerra di logoramento

Il ricorso massiccio a stranieri riflette la profonda crisi di personale dell’esercito russo, aggravata da perdite quotidiane stimate intorno al migliaio di soldati. L’offerta di salari relativamente elevati, circa 2.300 dollari al mese, e la prospettiva di ottenere la cittadinanza russa rendono l’arruolamento attraente per persone provenienti da contesti economicamente fragili. Tuttavia, la mancanza di addestramento, le barriere linguistiche e l’impiego immediato in combattimento riducono drasticamente l’efficacia militare di questi reclutati, utilizzati soprattutto per colmare vuoti tattici e contenere il costo politico delle perdite interne.

Propaganda e implicazioni internazionali

Il reclutamento è accompagnato da una intensa attività propagandistica che presenta la Russia come alleato “anticoloniale” del Sud globale. I social network svolgono un ruolo centrale: secondo dati di società di monitoraggio, in pochi mesi il numero di annunci militari rivolti a stranieri su piattaforme russe è aumentato di diverse volte. Questa combinazione di propaganda e sfruttamento solleva preoccupazioni non solo umanitarie ma anche di sicurezza per l’Europa, l’Ucraina e i Paesi di origine dei reclutati, evidenziando la necessità di una risposta coordinata sul piano giuridico, informativo e diplomatico.

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