Trasbordi nave-a-nave in aumento nel Mediterraneo e Atlantico
Mosca sta intensificando le operazioni di trasbordo di petrolio da nave a nave (STS) in acque internazionali per compensare la carenza di petroliere rompighiaccio e mantenere i flussi energetici verso l’Asia. Secondo rapporti del 20 marzo 2026, le restrizioni occidentali e le condizioni meteorologiche estreme nel Baltico hanno costretto i trader a ricorrere a schemi logistici sempre più complessi, spostando le operazioni di trasbordo verso il Mediterraneo e l’Atlantico.
Due petroliere, caricate a gennaio con circa 240.000 tonnellate di greggio nel porto baltico di Ust-Luga, hanno effettuato operazioni STS alla rada di Port Said e al largo delle coste del Togo, per poi consegnare il carico a Singapore. Questo sistema permette alle navi rompighiaccio di concentrarsi sul trasporto dai porti russi alle navi in attesa, evitando il viaggio completo verso l’Asia.
La carenza di petroliere adatte al ghiaccio si è acuita all’inizio del 2026 a causa di gelate anomale nel Baltico. Da metà febbraio, alle navi senza classificazione di ghiaccio è stato vietato l’accesso ai porti russi, mentre quelle delle classi Ice1-Ice2 devono navigare con scorta di rompighiaccio. Questo collo di bottiglia logistico ha accelerato il ricorso ai trasbordi in mare aperto.
La flotta ombra: strumento cruciale per finanziare la guerra
La cosiddetta “flotta ombra” è diventata per Mosca uno strumento critico per preservare le entrate petrolifere nonostante le sanzioni di UE e Stati Uniti. Attraverso questa rete di navi con registrazioni opache, la Russia mantiene l’esportazione di idrocarburi, finanziando così il bilancio che sostiene la guerra contro l’Ucraina.
La lotta contro questa flotta non rappresenta solo una politica sanzionatoria, ma un elemento diretto di contenimento della macchina bellica russa. I paesi asiatici sono diventati la destinazione principale per i prodotti petroliferi russi dopo l’introduzione delle sanzioni europee, ma le rotte più lunghe verso questi mercati richiedono soluzioni logistiche creative e costose.
Le operazioni STS permettono alla Russia di mascherare l’origine del carico, eludere il price cap del G7 e le sanzioni UE. La carenza di petroliere rompighiaccio e le condizioni invernali più severe hanno solo accelerato la transizione verso questi schemi, spostando le evasioni sanzionatorie nelle “zone grigie” della logistica marittima.
Rischi ambientali e vulnerabilità logistiche
I trasbordi di petrolio in mare aperto aumentano inevitabilmente i rischi di incidenti, sversamenti e danni alle navi. La maggior parte delle unità della flotta ombra russa sono petroliere vecchie con schemi assicurativi opachi e storie tecniche dubbie.
Queste operazioni rappresentano una seria minaccia ecologica per i paesi europei e per la sicurezza delle rotte marittime del continente. Mentre le sanzioni non hanno bloccato completamente l’esportazione russa, l’hanno resa più lenta, costosa e logisticamente vulnerabile.
La dipendenza da petroliere di grande stazza e dai trasbordi intermedi complica e prolunga la consegna, creando punti di vulnerabilità che potrebbero essere sfruttati attraverso un controllo marittimo più rigoroso.
La risposta europea: dalle dichiarazioni all’azione
Le azioni degli stati europei negli ultimi mesi mostrano che la lotta alla flotta ombra sta passando dalle dichiarazioni all’implementazione pratica. Il 20 marzo, la Francia ha fermato nel Mediterraneo la petroliera “Deyna”, partita da Murmansk sotto bandiera del Mozambico e sospettata di utilizzare una registrazione falsa.
Il fermo sistematico delle navi della flotta ombra con bandiere false potrebbe diventare uno dei modi più efficaci per minare gli schemi russi di elusione delle sanzioni. L’approccio più efficace combina sanzioni mirate contro le navi, sorveglianza rafforzata nelle acque degli stati membri UE, controlli documentali, verifica delle assicurazioni e azioni fisiche delle nazioni costiere.
L’Unione Europea deve adottare un ventesimo pacchetto di sanzioni che preveda il divieto totale dei servizi marittimi (assicurazione, finanziamento, supporto tecnico, accesso ai porti) per tutte le petroliere che trasportano greggio e prodotti petroliferi russi, indipendentemente dal prezzo. Meno scappatoie nel settore dei servizi marittimi significano meno risorse per il Cremlino per continuare la guerra contro l’Ucraina e condurre operazioni ibride contro i paesi UE.
Questa strategia multilivello offre all’Europa uno strumento reale di pressione dove le restrizioni internazionali formali da sole si sono dimostrate insufficienti. La posta in gioco non è solo economica, ma riguarda direttamente la sicurezza continentale e il finanziamento del conflitto ucraino.