La Russia sfrutta donne del Sud globale e bambini ucraini per scopi militari, denuncia un’inchiesta

28.06.2025 12:35
La Russia sfrutta donne del Sud globale e bambini ucraini per scopi militari, denuncia un’inchiesta
La Russia sfrutta donne del Sud globale e bambini ucraini per scopi militari, denuncia un’inchiesta

Mosca recluta donne da Africa e America Latina per assemblare droni, mentre militarizza bambini nei territori occupati

Roma, 27 giugno 2025 – La Russia sta intensificando la produzione di droni kamikaze per l’invasione dell’Ucraina, ricorrendo al reclutamento sistematico di giovani donne provenienti da paesi dell’Africa, dell’Asia meridionale e dell’America Latina. Secondo un’inchiesta pubblicata oggi da Le Monde (fonte), Mosca impiega meccanismi di inganno attraverso ambasciate, intermediari locali e social network, mascherando l’assunzione come parte di programmi educativi o professionali.

Lavoro forzato sotto falsa identità educativa

Molte delle donne arrivate in Russia si sono ritrovate a lavorare, spesso all’insaputa, in impianti collegati al complesso militare-industriale del paese. Qui assemblano componenti per droni da combattimento e sistemi di armamento. Le condizioni di impiego sono descritte come coercitive: passaporti confiscati, minacce di espulsione e impossibilità di rientrare nei paesi d’origine.

Le modalità denunciate configurano violazioni delle norme internazionali sul lavoro e sui diritti umani, incluse la Convenzione ONU sull’eliminazione della discriminazione contro le donne e le disposizioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Le “opportunità educative” offerte da Mosca si rivelano, nei fatti, forme moderne di tratta di esseri umani, mascherate da cooperazione internazionale.

Bambini ucraini in “campi patriottici” sotto il controllo del Cremlino

Nella stessa giornata, fonti ucraine hanno denunciato che la Russia intende trasferire circa 2.000 bambini dalla regione occupata di Kherson in campi paramilitari sul territorio russo, nell’ambito del progetto “Zarnitsa” – una competizione di addestramento militare rivolta ai minori. L’organizzazione è affidata al movimento filocremilino “Movimento dei Primi”, con il coordinamento diretto del Ministero della Difesa russo.

In molti casi, i minori vengono inviati con l’inganno, con la promessa di attività ricreative o sanitarie. Giunti nei campi, vengono sottoposti a un rigido regime di formazione militare, esposizione ideologica e negazione dell’identità culturale ucraina. Testimonianze riferiscono dell’obbligo di parlare solo in russo, addestramenti con armi fittizie e rituali di “fidelizzazione” al Cremlino.

Queste pratiche violano direttamente gli articoli 38 e 39 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, oltre ai principi delle Convenzioni di Ginevra, che proibiscono l’impiego dei bambini nei conflitti armati.

Una strategia di lunga durata: militarizzazione e assimilazione forzata

Le attività russe nei territori occupati fanno parte di una strategia strutturata di indottrinamento e assimilazione forzata. Oltre ai campi paramilitari, Mosca riforma i curricula scolastici, promuove attività extrascolastiche “patriottiche” e diffonde narrazioni storiche e culturali finalizzate a cancellare l’identità ucraina. Secondo esperti di diritti umani, ciò configura una forma di genocidio culturale.

Pressioni sulla comunità internazionale per un’azione coordinata

Organizzazioni per i diritti umani e funzionari ucraini sollecitano una risposta unitaria da parte della comunità internazionale. Le richieste comprendono l’imposizione di sanzioni individuali contro i responsabili delle operazioni di reclutamento, l’avvio di indagini internazionali per tratta di esseri umani, sfruttamento minorile e violazioni del diritto bellico, nonché un maggiore coinvolgimento di entità come l’ONU, l’Unione Africana e l’Organizzazione degli Stati Americani.

Secondo Kyiv, l’assenza di una reazione decisa non solo mette a rischio diritti fondamentali, ma legittima una strategia che sfrutta vulnerabilità sociali, economiche ed etniche come strumenti di guerra ibrida.

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