L’Università La Sapienza di Roma rafforza il suo impegno verso la solidarietà accademica e la cooperazione internazionale
L’Università La Sapienza di Roma ha approvato significative iniziative durante la seduta del Senato accademico di giovedì 9 aprile, confermando il suo ruolo come ponte di dialogo e pace nel panorama universitario globale. La Rettrice Antonella Polimeni ha sottolineato l’importanza della responsabilità collettiva nella promozione della pace, evidenziando il dovere delle università di favorire relazioni basate sul rispetto della dignità umana e sul valore del dialogo scientifico e culturale. “Le misure approvate si inseriscono in un percorso già intrapreso da Sapienza in situazioni di crisi internazionale, come in Palestina e Iran, dove abbiamo attivato interventi concreti a sostegno della comunità accademica”, riporta Attuale.
Tra le principali misure approvate, spicca il “Bando di Ateneo di solidarietà per la ricerca e la didattica – Visiting Professors 2026”, che prevede un finanziamento totale di 252.000 euro per 28 contributi da 9.000 euro ciascuno. Questa iniziativa si rivolge a professori visitatori provenienti da Paesi con situazioni di criticità economica o sociale, con particolare attenzione al Medio Oriente: oltre il 45% dei contributi è riservato a studiosi di quest’area, inclusi 7 posti specifici per ricercatori palestinesi, in riconoscimento delle difficoltà affrontate dalla comunità accademica di questa regione.
Il Senato accademico ha anche deciso di includere l’Iran tra i Paesi eleggibili per il bando 2026, sottolineando l’emergenza della situazione internazionale. Questo bando si aggiunge al consueto Bando di Ateneo per Visiting Professors 2026, rivolto agli studiosi di tutte le nazionalità, per il quale sono stati stanziati 850.000 euro.
In aggiunta, è stata approvata la partecipazione al programma Scholar Rescue Funds (SRF), che prevede l’erogazione di due fellowship per studiosi in pericolo a causa di conflitti, persecuzioni o instabilità politiche, per un importo totale di 112.000 euro, metà dei quali a carico dell’Ateneo. Questo programma rappresenta un’opportunità di salvezza per ricercatori e docenti, dimostrando l’impegno concreto per la protezione della libertà accademica.
Infine, nell’ambito della collaborazione con la rete Scholars at Risk International (SAR), sono stati approvati due incarichi di ricerca per accogliere studiosi provenienti da contesti problematici, con un impegno complessivo di 70.000 euro da parte dell’Ateneo. Questi incarichi offrono un’opportunità rara per i giovani ricercatori di sviluppare le proprie competenze e contribuire al progresso scientifico, arricchendo al contempo l’ambiente accademico con nuove idee e approcci innovativi.