La scomparsa del magistrato Paolo Adinolfi: il mistero di un viaggio in autobus a Roma

13.11.2025 12:25
La scomparsa del magistrato Paolo Adinolfi: il mistero di un viaggio in autobus a Roma

Roma, 13 novembre 2025 – Il mistero sulla scomparsa del magistrato Paolo Adinolfi ebbe inizio sabato 2 luglio 1994, quando uscì di casa la mattina senza mai più fare ritorno. Il magistrato 52enne romano salutò la moglie Nicoletta prima di lasciare l’appartamento alla Farnesina con la promessa di tornare per pranzo, riporta Attuale.

Uscì di casa al mattino e non fece ritorno

Alle 9 del mattino si recò al Tribunale Civile di Roma, in viale Giulio Cesare, dove prestava servizio da anni, prima nella sezione fallimentare e poi alla seconda civile. In seguito fu avvistato allo sportello bancario all’interno del tribunale per trasferire il conto corrente all’agenzia della Corte d’Appello di via Varisco, suo nuovo incarico da circa venti giorni. Durante la stessa mattinata, come risulta dalle indagini, pagò anche alcune bollette della madre. Verso le 11, si recò all’ufficio postale del Villaggio Olimpico, dove effettuò un vaglia di 500.000 lire a favore della moglie.

Le chiavi dell’auto nella buca delle lettere della madre

Nonostante fosse uscito con la propria auto, una Bmw 316, decise di recarsi dalla madre ai Parioli in autobus. Qui, per ragioni ancora misteriose, lasciò le chiavi dell’auto nella buca delle lettere della madre. Pochi minuti dopo, riprese un altro autobus, come confermato da un collega che lo vide sul mezzo pubblico n.4, quello diretto in piazza Zama. Il testimone lo descrisse sereno, ma lo perse di vista poco dopo.

Avvistamenti e telefonate anonime

“Chi l’ha Visto?” del 15 novembre 1994 raccolse la testimonianza del bibliotecario Marcello Mosca, che affermò di averlo visto il giorno della scomparsa in compagnia di un uomo ben vestito, di circa trent’anni e di media statura. Il mistero si infittì quando, il 25 ottobre dello stesso anno, una donna contattò lo stesso programma di Rai Tre affermando di averlo visto a luglio sul treno Bologna-Torino e di aver parlato con lui. In un’altra puntata, il 30 giugno 1995, il parroco di S. Valentino raccontò di aver ricevuto telefonate anonime che menzionavano l’omicidio del magistrato.

Magistrato amico: “Temeva di essere seguito e spiato”

Le indagini rivelarono che Adinolfi aveva richiesto un incontro importante con il Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano Carlo Nocerino, il quale si occupava della bancarotta dell’assicurazione Ambra, programmato per la settimana successiva alla sua scomparsa, durante il quale avrebbe fornito informazioni cruciali riguardo a casi delicati.

Secondo il magistrato Giacomo De Tommaso, Adinolfi manifestava la preoccupazione di essere seguito e spiato in relazione a casi di grande rilevanza che stava trattando.

I sospetti: Nicoletti e la Banda della Magliana

Le tracce di Adinolfi si perdono su quel bus e cosa sia accaduto restava oscuro, con molti scenari esplorati nel corso degli anni, tra cui un malore, una “perdita della memoria” e un rapimento legato a vari casi. Tuttavia, la pista principale continua a rimandare alla bancarotta della società Fiscom, legata a personaggi della criminalità organizzata, tra cui Enrico Nicoletti, il cosiddetto ‘cassiere’ della Banda della Magliana. Fino ad oggi le indagini, affidate alla Procura di Perugia, si sono spesso concluse con archiviazioni. Attualmente, gli investigatori stanno cercando tracce del corpo di Adinolfi utilizzando cani molecolari nelle gallerie sotto la Casa del Jazz, un istituto culturale in via Cristoforo Colombo a Roma, che era stato confiscato alla criminalità organizzata e risulta essere stato in possesso di Nicoletti.

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