La scomparsa di Valentino Garavani: un’icona dell’eleganza se ne va
Con la scomparsa di Valentino, o “Mr. Chic” come lo soprannominavano gli americani, non se ne va solo un uomo, ma un’intera epoca dell’eleganza. Un’estate romana che durava da sessant’anni. Con il suo impeccabile comportamento, il suo charme discreto e la sua folgorante passione per il rosso, Valentino Clemente Ludovico Garavani ha plasmato non solo abiti, ma l’idea stessa di bellezza italiana nel mondo, trasformando il Made in Italy da semplice etichetta a sinonimo di glamour senza tempo, riporta Attuale.
Nato nel 1932 a Voghera, in Lombardia, Valentino scoprì presto la sua vocazione, affascinato dalle dive del cinema e dai costumi d’opera. A 17 anni, con il sostegno della famiglia, partì per Parigi per studiare all’École des Beau-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, facendo il suo apprendistato nelle case di Jean Dessès e Guy Laroche. Nel 1959, tornò a Roma e, con il sostegno del padre, aprì il suo atelier in Via Condotti. L’avventura rischiò di naufragare quasi subito a causa di gestioni finanziarie al limite della bancarotta, fino all’incontro che avrebbe cambiato tutto.
Il 31 luglio 1960, al Café de Paris di Via Veneto, Valentino incontrò Giancarlo Giammetti, uno studente di architettura. Fu l’inizio di un sodalizio professionale e sentimentale che è diventato leggenda. Giammetti, abbandonati gli studi, si assunse la responsabilità della parte commerciale, salvando l’azienda e permettendo a Valentino di concentrarsi esclusivamente sulla creazione.
Il debutto internazionale avvenne nel 1962 a Firenze, a Palazzo Pitti, e fu un trionfo. La consacrazione definitiva arrivò con Jacqueline Kennedy, che nel 1964, colpita da un suo abito, gli ordinò sei vestiti in bianco e nero da indossare durante il lutto per il presidente Kennedy. Divenne il suo stilista di riferimento, e Valentino creò per lei anche il celebre abito da sposa per le nozze con Aristotele Onassis. Due anni dopo, nel 1967, la sua White Collection lo proiettò nell’Olimpo della moda. Una sfilata interamente in bianco, avorio e beige, in netto contrasto con i pattern psichedelici del periodo, per cui vinse il Neiman Marcus Award e che introdusse il suo iconico logo a V.
Valentino non è stato solo uno stilista, ma un vero e proprio architetto del desiderio. Il suo rosso, una tonalità intensa e passionale, è diventata un’icona cromatica, un emblema di lusso e raffinatezza immediatamente riconoscibile. La sua clientela, le celeberrime Val’s Gals, spaziava da Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn a star contemporanee come Julia Roberts, che indossò un memorabile abito vintage alla cerimonia degli Oscar nel 2001. Il documentario Valentino: The Last Emperor (2008) ha svelato al mondo il dietro le quinte del suo regno, tra la dedizione artigianale delle sue sarte e il suo rapporto simbiotico con Giammetti, ma anche la sua natura perfezionista e a volte capricciosa. In una scena indimenticabile, il suo contemporaneo e rivale Karl Lagerfeld, visitando una sua mostra, gli sussurra: “Rispetto a noi, gli altri fanno solo stracci”.
Dopo aver ceduto l’azienda nel 1998 e aver presentato la sua ultima sfilata di alta moda nel 2008, Valentino si è ritirato, lasciando un’eredità che continua a vivere ed evolversi sotto la guida di direttori creativi come, attualmente, Alessandro Michele. Valentino fu per decenni il custode di un lusso basato sulla consistenza e su un’eleganza controllata che disdegnava il chiasso del logo. Il suo era un occhio critico e tagliente sulla società emergente: “Oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria”, era la difesa incrollabile di un’arte assediata dalla volgarità del presente.
Per proteggere e celebrare questa visione intransigente, dopo l’addio alle passerelle, Garavani e Giammetti hanno costruito un’altra casa a Roma, non per abitarci, ma per custodire l’estetica: la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, inaugurata nel cuore di Palazzo Mignanelli. Qui, l’ultima, commovente installazione è stata la mostra “Orizzonti | Rosso”, un catalogo visuale e tattile che ha esposto 50 delle sue creazioni più iconiche (dal 1959 al 2008), affiancate da 30 opere d’arte contemporanea dominate, ovviamente, dal Rosso. Oggi, in un mondo della moda sempre più omologato e frettoloso, la sua assenza risuona profondamente. Come una delle sue magnifiche creazioni in rosso, che anche nell’oscurità più totale trattiene e riflette un barlume di luce, il genio di Valentino continuerà a illuminare, a sedurre, a ricordarci che l’eleganza non è mai passata di moda.
Incredibile, Valentino era davvero un gigante della moda! La sua capacità di interpretare l’eleganza e il lusso è qualcosa che non vedremo mai più… Mi ricordo di come le sue creazioni facessero brillare ogni celebrità. Che perdita immensa per il mondo della moda!