Fine dell’autonomia curda in Siria: accordo tra governo e SDF
Da oggi, i territori curdi del nordest della Siria cessano di essere un’entità autonoma, tornando a far parte della struttura governativa centrale di Damasco. Questo cambiamento è il risultato dell’accordo recente tra il governo siriano e le Forze Democratiche Siriane (SDF), il quale prevede l’integrazione graduale delle forze militari e delle istituzioni curde all’interno delle strutture statali, riporta Attuale.
Oggi, le forze armate siriane entreranno in due città a maggioranza curda, al-Hasakah e Kamishlié, senza aspettarsi resistenza da parte delle forze curde. L’ingresso dei militari segna simbolicamente la fine del Kurdistan siriano, noto anche come Rojava.
In vista di questo sviluppo, sono stati dichiarati coprifuochi diurni ad al-Hasakah e Kamishlié per lunedì e martedì, facilitando l’ingresso delle forze di sicurezza governative. Secondo i piani, nei prossimi dieci giorni, queste forze assumeranno il controllo dei posti di frontiera, dell’aeroporto di Kamishlié, delle risorse petrolifere locali e delle principali strutture militari della regione.
La situazione a Kobane, nel nord della Siria e al confine con la Turchia, rimane incerta. Sebbene la città, simbolo della resistenza contro l’ISIS, sia attualmente sotto controllo curdo, è stata circondata dalle forze governative siriane.
Il Rojava ha rappresentato un esperimento di autogoverno per la popolazione curda dal 2012, quando le milizie curde presero il controllo di aree durante la guerra civile siriana e nel conflitto contro l’ISIS tra il 2013 e il 2019, con il supporto di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.
Il governo curdo si ispirava a un modello di confederalismo democratico, ideato dal fondatore del partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), Abdullah Öcalan, basato su valori di democrazia dal basso e diritti di genere. Questo modello aveva suscitato grande interesse a livello internazionale, ma la sua attuazione era stata limitata.
Le SDF hanno affrontato una costante opposizione da parte della Turchia, che teme l’instaurazione di uno stato curdo nei suoi confini.
Con il cambiamento del panorama politico siriano, la perdita del sostegno statunitense alle SDF ha spinto il governo centrale a proporsi come garante di una pace tra le diverse minoranze. Tuttavia, ci sono stati numerosi scontri, con circa 3.000 vittime civili, inclusi attacchi contro alawiti e drusi.
Un accordo preliminare tra il governo e le forze curde era stato siglato a marzo 2025, senza effetti significativi. La nuova intesa, avvenuta la scorsa settimana dopo intensi conflitti, implica una sorta di capitolazione delle SDF, ora indebolite e senza supporto esterno. Le loro milizie verranno assorbite nell’esercito siriano, mentre alcuni diritti civili per la minoranza curda saranno formalmente riconosciuti, incluso il riconoscimento del curdo come lingua nazionale non ufficiale e la concessione del passaporto siriano.
Una notizia triste, davvero. I curdi hanno lottato così tanto per la loro autonomia e adesso tutto sembra andare in fumo. Ma che senso ha, alla fine? La Siria è già un collage di conflitti… Non ci si può aspettare pace con tutti questi poteri in gioco.