Traffico di contrabbando al confine tra Iraq e Iran: la guerra non ferma l’attività
Yousef, 37 anni, membro di una famiglia di contrabbandieri curdi che vive al confine con l’Iran, afferma che gli attraversamenti illegali non si sono mai fermati, nemmeno in questo periodo di guerra. Mentre parla, il suo sguardo si rivolge verso l’Iran, che dista appena un chilometro. Siamo tra le montagne, tra la città irachena di Sulaymaniyah e quella iraniana di Sardasht. Non ci sono reticolati o torrette di guardia: la frontiera esiste solo grazie alla sorveglianza militare, riporta Attuale.
Yousef descrive i campi minati iraniani, invisibili e nascosti sotto terra e foglie, ma segnala un passaggio largo poco più di un metro – con le mani mostra la dimensione – che consente di attraversare da una parte all’altra senza pericoli. Quando gli chiedo come conosca il percorso, sorride e non risponde, come se fosse un segreto di famiglia.
Per i contrabbandieri, l’attraversamento della frontiera richiede circa un’ora e avviene a piedi, trasportando carichi sulla schiena, suddivisi in pacchi di 25 chili. Sul suo telefono, Yousef mostra foto di vari contenitori: trattano ogni tipo di merce, se conveniente per eludere i dazi doganali. Benzina, che in Iran costa molto meno, ortaggi e anche persone, per 300 dollari a passaggio, principalmente iraniani in fuga. Secondo lui, ci sono anche contrabbandieri che fanno passare eroina e cocaina dall’Iran verso ovest, vista la forte presenza del traffico di droga in quel paese.
È irrealistico aspettarsi che un contrabbandiere parli con sincerità in un’intervista vicino al confine. Mettere sullo stesso piano ortaggi e droghe non ha senso economico, dato che un carico di eroina vale centinaia di trasporti di merce normale. Tuttavia, Yousef è un esperto della logistica della zona e dei movimenti lungo questo tratto di frontiera, e descrive un confine ancora facilmente attraversabile.
Negli ultimi venti giorni, questa area tra Iraq e Iran è diventata di particolare interesse. Sulle montagne irachene, gruppi di esuli iraniani armati attendono il momento opportuno per infiltrarsi e combattere contro il regime.
Giovedì 5 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso il suo sostegno a un’offensiva dei curdi. Secondo diversi media americani, la CIA sarebbe in contatto con gli esuli curdi per prepararli a un’irruzione in Iran attraverso queste montagne. Per alcune ore è sembrato che l’azione potesse realizzarsi.
Tuttavia, due giorni dopo, sabato 7 marzo, Trump ha smentito pubblicamente il supporto ai curdi iraniani, affermando che un’operazione del genere rischierebbe di aggravare ulteriormente una situazione già complessa. La frontiera ritorna, quindi, a una condizione di stallo, che rappresenta in realtà la sua normalità.
Sin dagli anni Ottanta, i gruppi di guerriglia curda hanno effettuato piccole operazioni contro il regime iraniano, attraversando la frontiera, colpendo e poi ritornando nel Kurdistan iracheno. L’Iran ha dislocato lungo il confine i Guardiani della Rivoluzione, la forza militare più affidabile e meglio armata. La direzione dei Guardiani in quella regione era considerata il centro militare incaricato di affrontare situazioni particolarmente violente, anche prima dell’attuale conflitto.
Da un cocuzzolo erboso che sovrasta il paesaggio, Yousef indica i passaggi utilizzati dai contrabbandieri. Mostra i sentieri lungo i pendii delle montagne, attraversa il fondo della valle e risale tra gli alberi spogli d’inverno, per scendere in pianura già verde. Osserva che il momento migliore per attraversare è alle quattro del pomeriggio, durante il cambio di guardia.
Con le foto sul telefono, illustra l’organizzazione del contrabbando. I contrabbandieri usano walkie talkie al posto dei telefoni; alcuni fanno da vedetta per controllare il movimento delle forze militari, mentre gli altri passano. A volte impiegano anche cavalli per trasportare i carichi, «ma in un’occasione ci hanno scoperti, noi siamo scappati e loro hanno ucciso i nostri cavalli». Due anni fa, un suo collega e amico è stato colpito da un proiettile, mostrando una foto di lui ferito, vivo in un letto d’ospedale.
Quando gli chiedo se sia possibile corrompere i soldati iraniani, Yousef afferma di sì, ma senza entrare nei dettagli. Dalle sue parole emerge che esiste un sistema collaudato negli anni, formato da accordi tra i gruppi di contrabbandieri e i vari reparti di soldati che si alternano lungo la frontiera, ma questo sistema è recentemente disturbato da eventi esterni, tra cui la guerra.
Di recente, il regime ha sostituito i militari di guardia con i Guardiani della Rivoluzione, assicurando una maggiore sorveglianza della frontiera. I militari non stazionano più nelle caserme, ma si rifugiano nelle abitazioni civili dei villaggi circostanti, per il timore di essere colpiti da bombardamenti aerei, soprattutto israeliani e statunitensi.
La fascia di territorio iraniano prossima al confine è abitata da 10 milioni di curdi, e i raid aerei, in particolare quelli israeliani, stanno distruggendo le strutture militari e di sicurezza per indebolire la presenza del regime, incentivando una possibile rivolta locale.
Incredibile come la guerra non possa fermare simili attività! Sembra quasi che ci sia un mercato parallelo che vive di questa situazione. Non si può immaginare come possa funzionare tutto questo, ma mi fa riflettere su quanto sia complessa la questione dei confini e della legge. E noi qui in Italia pensiamo di avere le nostre difficoltà…