La situazione alimentare a Gaza rimane critica nonostante l’aumento delle forniture di cibo

29.10.2025 18:45
La situazione alimentare a Gaza rimane critica nonostante l'aumento delle forniture di cibo

Aumento dei rifornimenti a Gaza, ma l’emergenza alimentare persiste

Il numero di camion carichi di cibo e altri beni entrati nella Striscia di Gaza è aumentato significativamente da quando è iniziato il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, venti giorni fa. I mercati della Striscia sono di nuovo riforniti, e i prezzi del cibo hanno cominciato a scendere leggermente, dopo aver raggiunto livelli eccezionali negli scorsi mesi. Tuttavia, la quantità di cibo che arriva alle persone di Gaza, in particolare alle più vulnerabili, non è ancora sufficiente, riporta Attuale.

L’accordo su Gaza negoziato dagli Stati Uniti, sebbene sia messo alla prova da accuse di violazione reciproche e incidenti recenti, prevede l’ingresso quotidiano di almeno 600 camion di cibo e altri beni nella Striscia. Questa cifra è teoricamente sufficiente, considerato che prima del conflitto si registrava una media di 500 camion al giorno.

Tuttavia, la maggior parte di questi camion non trasporta aiuti umanitari gratuiti per la popolazione. La maggioranza dei beni è destinata alla rivendita nei negozi locali, dove i prezzi restano ancora elevati e molti prodotti non soddisfano le necessità alimentari delle persone malnutrite, provate da anni di conflitto e carestia.

Calcolare con precisione quanti camion di aiuti umanitari siano entrati a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco è complesso. COGAT, la divisione dell’esercito israeliano che gestisce i movimenti tra Israele e la Striscia, ha interrotto la pubblicazione di dati sull’entrata di aiuti il 10 ottobre. Secondo una stima statunitense, mercoledì 22 ottobre erano entrati nella Striscia un totale di 784 camion. Tuttavia, secondo i dati dell’ONU, solo 199 di questi trasportavano aiuti umanitari.

I dati delle Nazioni Unite potrebbero essere sottostimati, poiché si riferiscono solo agli aiuti inviati da organizzazioni internazionali e non includono quelli forniti da paesi terzi come l’Egitto o la Giordania. Ciò evidenzia comunque come solo una piccola parte dei camion porti cibo e beni di prima necessità a chi ne ha più bisogno.

I prezzi dei beni nei negozi restano insostenibili: un chilo di carne di pollo, ad esempio, è passato da circa 60 euro prima del cessate il fuoco a circa 20 euro attualmente. Inoltre, molti camion commerciali trasportano cibi non essenziali, come snack e bevande, mentre le persone malnutrite necessitano di proteine e di frutta e verdura fresche. Alcuni pazienti, in condizioni più critiche, richiedono cibi terapeutici ad alto valore nutrizionale per combattere i problemi legati alla malnutrizione.

Ripristinare il commercio privato a Gaza è fondamentale per la ricostruzione del tessuto economico, ma le attuali quantità di beni in arrivo sono giudicate sproporzionate rispetto all’emergenza. La situazione è aggravata da un nuovo sistema di registrazione imposto da Israele, che richiede alle ong di rivelare l’identità dei dipendenti gazawi. Questo ha portato molte organizzazioni a rifiutarsi di coopera, e in risposta, Israele ha bloccato decine di camion di aiuti. La scorsa settimana, 41 ong, tra cui Oxfam, hanno denunciato che tra il 10 e il 21 ottobre (durante il cessate il fuoco) Israele ha rifiutato 99 richieste di invio di aiuti umanitari.

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