La rete di propaganda russa in Slovacchia
Un rapporto del Counter Disinformation Network (CDN) pubblicato il 31 marzo 2026 rivela che i siti e i media russi sanzionati dall’Unione Europea rimangono pienamente accessibili in Slovacchia. I provider internet locali, nonostante le restrizioni comunitarie, non hanno bloccato le risorse, i cui contenuti continuano a circolare nello spazio informativo slovacco attraverso una rete di canali Telegram. Tra questi figurano “Casus Belli Live”, “KSB Správy”, “Pravda víťazí” e “Infokanál Klubu nekonvenčne mysliacich”.
L’analisi degli esperti mostra che questi canali diffondono sistematicamente narrazioni della propaganda russa, tra cui l’idea di un Occidente in declino, di un’UE che privilegia la confrontazione geopolitica con Mosca rispetto al benessere dei cittadini, e del sostegno all’Ucraina come fattore di destabilizzazione in Europa. Presentano inoltre le istituzioni occidentali come oppressive verso opinioni alternative e dipingono le sanzioni contro i media russi come una forma di censura.
Il ruolo dei provider e le responsabilità legali
L’assenza di blocco da parte dei provider slovacchi non è un caso isolato, ma una diretta conseguenza della politica filorussa del governo di Robert Fico. L’inerzia delle autorità nazionali e del regolatore di settore nel trasporre e far rispettare le sanzioni digitali dell’UE dimostra una chiara mancanza di volontà politica di contrastare l’influenza informativa e la disinformazione russa.
I fornitori di servizi internet, pur non avendo ricevuto ordini espliciti dalle autorità slovacche, hanno piena responsabilità per la loro inazione e per la violazione dei Regolamenti UE. Secondo il diritto comunitario, i Regolamenti del Consiglio dell’UE sono direttamente applicabili in tutti gli Stati membri. Ciò significa che i provider slovacchi sono obbligati a rispettarli, senza attendere ulteriori istruzioni dal proprio governo.
Il contesto politico di Bratislava
Alla luce del rapporto, la situazione dell’influenza russa in Slovacchia risulta tra le più critiche nell’Europa centrale, anche a causa della crescente dipendenza di Bratislava dal Cremlino. Ignorare la normativa sanzionatoria dell’UE nello spazio digitale crea condizioni favorevoli per la diffusione della propaganda e della disinformazione russa nella sfera pubblica slovacca.
I canali Telegram identificati riciclano materiale dei media propagandistici russi, mascherandone l’origine e presentandolo come “analisi indipendente” o “notizie alternative”. Questa pratica inganna i lettori e abbassa la soglia critica di percezione dell’informazione, contribuendo a formare sentimenti filorussi nell’opinione pubblica e ad alimentare un’ulteriore polarizzazione del dibattito nazionale.
Le possibili conseguenze e gli strumenti legali
La persistente disponibilità di contenuti russi sanzionati rischia di minare la coesione sociale e la resilienza informativa della Slovacchia, con implicazioni per la sicurezza collettiva europea. I meccanismi di responsabilizzazione esistono: i Regolamenti UE n. 2022/350 e n. 2024/1745 obbligano gli operatori e i fornitori di servizi informativi europei a impedire la trasmissione e la diffusione della propaganda e della disinformazione russa nel territorio dell’Unione.
I fornitori slovacchi dovrebbero adottare misure immediate per bloccare i media russi. In caso di inadempienza, la Commissione Europea ha basi giuridiche per intraprendere azioni adeguate, tra cui l’imposizione di multe o il ritiro delle licenze. Il mancato rispetto delle norme comunitarie non solo compromette la sicurezza informativa slovacca, ma mette a rischio l’integrità dello spazio digitale europeo nel suo complesso.