La Spagna annuncia misure contro Israele a difesa della popolazione di Gaza

09.09.2025 14:15
La Spagna annuncia misure contro Israele a difesa della popolazione di Gaza

La Spagna annuncia nuove misure contro Israele per i crimini a Gaza

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato lunedì nuove misure del suo governo per contrastare i crimini commessi da Israele contro la popolazione della Striscia di Gaza. Sánchez ha parlato apertamente di «genocidio»: lo aveva già fatto in passato, ma questa volta i media spagnoli riportano che il governo intenda citare il genocidio anche nel decreto con cui promulgherà le nuove misure, formalizzando così la definizione.

Sánchez è stato il primo leader occidentale a parlare di genocidio e la Spagna è uno dei primi paesi a riconoscere lo stato di Palestina dopo l’inizio della guerra a Gaza. Le nuove misure rappresentano un ulteriore indurimento dei toni e consolidano il ruolo della Spagna come il paese europeo più vicino alla causa palestinese, assieme a pochi altri. Il decreto sarà presentato la settimana prossima e, secondo quanto annunciato da Sánchez, prevede la proibizione della vendita e dell’acquisto di armi da Israele; la proibizione di usare porti o aeroporti spagnoli per il transito di qualsiasi carico che possa riguardare la guerra a Gaza, compreso il carburante; il divieto di importazione di prodotti che provengono dai territori occupati; e il divieto all’ingresso in Spagna di tutte le persone che possono essere considerate in qualche modo «responsabili del genocidio».

Alcune delle misure proposte da Sánchez sono ancora da valutare nei dettagli. Non è chiaro se l’embargo alle armi varrà per i contratti ancora in essere o per la manutenzione dei sistemi d’arma che Israele ha fornito negli anni all’esercito spagnolo. Non è chiaro nemmeno a chi sarà estesa esattamente la proibizione di ingresso in Spagna, anche se il País ha scritto che riguarderà tutti i membri del governo israeliano, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu, che comunque evita da tempo di entrare in alcuni paesi europei a causa del mandato di arresto emesso l’anno scorso contro di lui dalla Corte penale internazionale.

Sánchez ha usato parole molto dure contro Israele, pur sostenendo il suo diritto a esistere e difendersi, e pur condannando fermamente l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. «Una cosa è proteggere il proprio paese e un’altra, molto diversa, è bombardare ospedali e uccidere di fame bambini innocenti». Ha detto anche che la Spagna «non distoglierà lo sguardo dalla barbarie e non parteciperà a questo esercizio quotidiano di banalizzazione del male». Il riferimento alla «banalità del male» è piuttosto forte, perché è una citazione dell’omonimo libro in cui la filosofa Hannah Arendt descriveva il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, uno dei responsabili della Shoah.

Sánchez ha anche chiesto all’Unione Europea di sospendere il trattato di associazione con Israele firmato nel 1995 e in vigore dal 2000: è un trattato che regola le relazioni politiche e commerciali fra gli stati membri e quello israeliano. A maggio la Commissione Europea aveva detto che l’avrebbe «rivisto», ma poi non ci sono stati sviluppi.

Il ministero degli Esteri di Israele ha risposto definendo le misure del governo spagnolo «antisemitismo istituzionalizzato». Ha inoltre annunciato la proibizione dell’ingresso in Israele a Yolanda Díaz, la vice prima ministra e ministra del Lavoro, e a Sira Rego, la ministra della Gioventù e dell’Infanzia. Entrambe fanno parte di Sumar, una formazione di sinistra alleata con il Partito Socialista di Sánchez, e sono state tra le principali critiche di Israele dentro al governo.

Dopo le misure contro Díaz e Rego, la Spagna ha richiamato nel paese la propria ambasciatrice per «consultazioni»: questo è un gesto di protesta diplomatica grave ma abbastanza comune. Poiché Israele aveva ritirato la sua ambasciatrice dalla Spagna nel maggio del 2024, dopo il riconoscimento dello stato palestinese, attualmente i due paesi non hanno una rappresentanza diplomatica.

Benché l’opinione pubblica spagnola sia in gran parte favorevole alla causa palestinese, l’opposizione al governo di Sánchez ne ha criticato le misure. Alberto Núñez Feijóo, il leader del Partito Popolare, di centrodestra, ha ricordato lunedì in un’intervista che «quello che sta facendo Israele con la popolazione civile di Gaza è inammissibile» e che «bloccare gli aiuti umanitari è imperdonabile». Ma ha aggiunto che Sánchez, nel suo discorso, non si è concentrato abbastanza su Hamas che, dice, «è il principale problema della regione».

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