L’irritazione dell’Italia nei confronti di Netanyahu: una nuova iniziativa diplomatica in arrivo
Dal nostro corrispondente
PARIGI – Mentre il presidente francese Emmanuel Macron si mostra sempre più sicuro sulla scena internazionale, affrontando allo stesso tempo le sfide della politica interna, ha iniziato a lanciare iniziative audaci che a volte non trovano riscontro. Un esempio è la proposta di una coalizione anti-Hamas simile a quella creatasi per combattere l’ISIS, emersa durante una visita di solidarietà a Israele dopo il 7 ottobre, che è stata ampiamente ignorata. Tuttavia, questa volta, sembra che la sua scommessa possa rivelarsi vincente: l’annuncio di Keir Starmer rappresenta un passo significativo, dato che la Francia ora non è più isolata. La scorsa settimana, quando Macron ha espresso l’intento di riconoscere lo Stato palestinese durante l’Assemblea generale dell’Onu a settembre, molti analisti – tra cui il geopolitologo Frédéric Encel – hanno sottolineato che il valore di tale mossa dipenderebbe dalla capacità di attrarre il sostegno di altri Paesi.
È prematuro parlare di un effetto domino, ma a pochi giorni di distanza da quell’annuncio, Macron non è più solo. A fianco della Francia, che ha deciso di riconoscere la Palestina dopo l’estate, anche il Regno Unito (anch’esso membro del G7) ha seguito il suo esempio, sebbene sotto determinate condizioni. Starmer è stato convinto dalle immagini strazianti della carestia a Gaza e dalle nuove sofferenze delle popolazioni civili, appoggiato dalle pressioni di una buona parte del parlamento britannico e dall’insistenza di Macron, che sta lavorando diplomaticamente per riportare al centro la “soluzione dei due Stati”: se speriamo nella pace, è necessario riconoscere anche lo Stato palestinese, oltre a Israele.
Macron ha pareggiato le sue preoccupazioni con Starmer, sottolineando che “se continuiamo in questo modo, tra Ucraina e Gaza, rischiamo di perdere tutta la credibilità che ci resta”, come confidato allo scrittore Emmanuel Carrère durante il vertice del G7 in Canada a giugno.
Il presidente francese è particolarmente sensibile all’accusa di utilizzare criteri diversi nelle sue valutazioni. Infatti, essendo attivamente coinvolto nella difesa dei bambini ucraini, Macron sente il dovere di prendersi cura anche dei bambini palestinesi, anch’essi vittime innocenti. Le immagini di fame e di disperazione a Gaza hanno accelerato la decisione di Starmer, mentre Macron stava preparando la sua dichiarazione da mesi. Già dal 4 dicembre 2024, quando ha avviato colloqui con il principe Mohammed Ben Salman in Arabia Saudita, si stava preparando a dar vita a una conferenza a giugno all’Onu sul tema della “soluzione dei due Stati”.
Dopo un rinvio causato dall’attacco israeliano all’Iran del 13 giugno, la conferenza ha finalmente avuto inizio lunedì, concludendosi oggi. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato all’assemblea dell’Onu: “Non possiamo illuderci di sperare in un cessate il fuoco duraturo se non definiamo un orizzonte politico e un’alternativa allo stato di guerra permanente”. Ha rimarcato che la Francia riconosce Israele dal 1949 perché “non c’è nulla di più prezioso per l’uomo della dignità di esistere liberamente nel luogo in cui affondano le sue radici”. Lo stesso principio di dignità, ha aggiunto, deve essere applicato ai palestinesi.
Come altri Paesi importanti, come la Germania, l’Italia continua a esprimere scetticismo circa l’utilità di riconoscere uno Stato attualmente inesistente. Tuttavia, il deterioramento della situazione umanitaria a Gaza ha destato l’attenzione del governo italiano. Il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha recentemente dialogato con la premier Giorgia Meloni, decidendo di lanciare – probabilmente già oggi – una forte iniziativa diplomatica. Questo passo formale non prevede la convocazione dell’ambasciatore italiano in Israele, ma ha lo scopo di esprimere chiaramente l’irritazione dell’Italia nei confronti della politica del premier Benjamin Netanyahu e del trattamento riservato alla popolazione civile a Gaza, riporta Attuale.