La storia del fermo di polizia in Italia: dal decreto Cossiga del 1979 ai limiti attuali

05.02.2026 17:45
La storia del fermo di polizia in Italia: dal decreto Cossiga del 1979 ai limiti attuali

Il governo Meloni sta preparando un nuovo pacchetto sicurezza che include la reintroduzione del fermo di polizia, misura già in vigore dal 1979 e sospesa successivamente. Il testo, approvato dal consiglio dei ministri il 5 febbraio, è stato oggetto di numerosi ritocchi sotto la supervisione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha sottolineato l’importanza di stabilire limiti chiari al trattenimento in questura, che potrà durare fino a 12 ore, una concessione rispetto alle preoccupazioni emerse in questi giorni. La situazione riporta alla memoria le tensioni del passato, quando l’allora ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, fu costretto a non rinnovare norme similari, riporta Attuale.

Come funzionava il fermo di polizia

La legge n.15 del 6 febbraio 1980, conosciuta anche come decreto Cossiga, fu emanata durante gli anni di piombo, un periodo segnato da violenze e terrorismo. Aldo Moro era stato assassinato nel 1978 e le autorità italiane si trovavano di fronte a una crescente minaccia da parte delle Brigate rosse. Nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo, il decreto permetteva di fermare individui sospettati di essere coinvolti in attività criminali sul presupposto di necessità e urgenza.

Legge Reale e decreto Cossiga

In questo contesto, il governo Cossiga promulgò un pacchetto di norme che introduceva misure di fermo preventivo per chi fosse considerato a rischio di commettere un reato. Questo pacchetto mirava a rafforzare la legislazione esistente in materia di sicurezza e prevenzione del crimine, stabilendo un quadro giuridico più severo per affrontare l’emergenza terroristica.

Il fermo di polizia del 1979

Il decreto comprendeva norme specifiche su come e quando applicare il fermo di polizia, consentendo agli agenti di intervenire in situazioni di sicurezza pubblica in cui fosse presente un rischio concreto. Si trattava di una misura controversa, spesso criticata per la sua suscettibilità a potenziali abusi, poiché consentiva il fermo di individui anche senza prove concrete di reato.

La perquisizione

Secondo la legge, i fermati potevano essere sottoposti a perquisizioni e le autorità erano tenute a informare immediatamente il procuratore della Repubblica riguardo al fermo. La legge stabiliva un termine massimo di trattenimento di 48 ore, oltre il quale chi non fosse stato giudicato colpevole sarebbe stato rilasciato.

La decisione di Virginio Rognoni

Dopo un primo utilizzo, il fermo preventivo fu abrogato nel 1981 dall’allora ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, che espresse riserve sui potenziali abusi del sistema. Rognoni, nel 2010, ribadì la sua opposizione a provvedimenti simili, affermando che il fermo preventivo non era efficace e comprometteva la libertà di espressione e di riunione.

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