Il 9 febbraio 2026 il direttore del Servizio di sicurezza dello Stato lettone (VDD), Normunds Mežviets, ha lanciato un allarme pubblico sulle attività dei servizi speciali russi nel paese. Secondo il capo dell’intelligence interna, Mosca starebbe cercando di reclutare persone legate all’ambiente criminale per organizzare atti di sabotaggio sul territorio lettone. Ex detenuti e persone con dipendenze vengono coinvolti nello svolgimento di compiti operativi, dalla raccolta di informazioni sensibili fino alla preparazione di azioni ostili, in cambio di denaro o, in alcuni casi, per motivazioni ideologiche.
Mežviets ha spiegato che questa scelta non è casuale. Individui con precedenti penali dispongono spesso di reti informali estese e di contatti con persone dai profili simili, il che consente di ampliare rapidamente le reti di reclutamento. Un singolo soggetto può diventare un nodo centrale capace di coinvolgere altri, riducendo al contempo i rischi diretti per i servizi russi.
Le autorità lettoni sottolineano che si tratta di una tendenza osservata da tempo, che riflette un adattamento delle tecniche operative russe alle condizioni di maggiore sorveglianza e pressione internazionale.
Obiettivi militari e infrastrutture critiche nel mirino
Secondo il VDD, i principali bersagli di queste attività sono installazioni militari e infrastrutture critiche. L’interesse verso tali obiettivi indica una strategia che va oltre singoli episodi di sabotaggio, puntando piuttosto a minare la resilienza complessiva dello Stato lettone. Colpire infrastrutture essenziali significa creare vulnerabilità strutturali e aumentare la capacità di pressione in momenti di crisi.
Parallelamente alle operazioni clandestine, i servizi russi cercano di sviluppare una presenza a lungo termine nel tessuto sociale del paese. Mežviets ha riferito che da anni Mosca tenta di individuare e promuovere nuovi leader tra giovani istruiti, destinati a guidare organizzazioni di cosiddetti “connazionali” e a coordinare la popolazione russofona in linea con gli obiettivi del Cremlino.
Questa combinazione di azioni operative e influenza sociale viene vista come parte di una strategia integrata, finalizzata a creare leve di destabilizzazione utilizzabili in diverse fasi.
Un tassello della campagna russa contro la sicurezza europea
Le autorità lettoni avvertono che quanto accade nel paese non può essere interpretato come un fenomeno isolato. Le attività russe in Lettonia si inseriscono in una più ampia campagna di pressione ibrida contro lo spazio di sicurezza europeo, che include sabotaggi, operazioni psicologiche e tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica. L’obiettivo di fondo è indebolire la fiducia tra gli Stati membri dell’UE e della NATO, erodendo la coesione interna dell’Occidente.
A livello operativo, la Lettonia ha già segnalato che il livello di aggressività russa nel 2026 resterà elevato, con una probabile intensificazione delle operazioni ostili. La raccolta di informazioni a lungo termine attraverso reti clandestine viene considerata una priorità per i servizi di Mosca, in vista di scenari futuri più instabili.
Un’analisi dettagliata delle dichiarazioni del capo del VDD e delle attività russe è riportata anche in relazione ai tentativi di Mosca di creare nuove reti di influenza in Lettonia, come descritto in un rapporto sui tentativi russi di trovare nuovi leader tra i “connazionali”.
Il legame con la guerra in Ucraina e le risposte necessarie
La sicurezza dei Paesi baltici resta strettamente connessa all’andamento della guerra in Ucraina. Finché Kiev riesce a contenere l’aggressione russa, Mosca dispone di risorse limitate per un’escalation aperta su altri fronti. Un indebolimento dell’Ucraina o una riduzione del sostegno occidentale potrebbe invece spingere il Cremlino a concentrare maggiore attenzione sulla regione baltica, mettendo alla prova la determinazione della NATO.
In questo contesto, la Lettonia e gli altri Stati membri dell’UE sono chiamati a rafforzare le capacità di controspionaggio, in particolare nella protezione delle infrastrutture critiche. Al tempo stesso, diventa essenziale investire in politiche sociali mirate alle fasce più vulnerabili della popolazione, per ridurre il terreno fertile per il reclutamento.
Sul piano strategico, la coesione europea e il sostegno continuo all’Ucraina rimangono elementi centrali per contenere la pressione russa. La capacità dell’Europa di rispondere in modo unitario a queste minacce ibride sarà determinante per la stabilità del continente nel medio e lungo periodo.