La Striscia di Gaza: senza elettricità oltre un mese dopo il cessate il fuoco
Oltre un mese dopo l’inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, gli abitanti palestinesi della Striscia di Gaza continuano a vivere in condizioni di grave privazione, privi quasi del tutto di elettricità. Lo stallo nelle forniture elettriche persiste nonostante i tentativi di portare aiuti umanitari, mentre i mezzi che trasportano cibo e beni essenziali includono un limitato invio di carburante per i generatori portatili, i quali, però, non risolvono la questione principale: oltre l’80% della rete elettrica di Gaza è andata distrutta a causa dei continui bombardamenti israeliani, riporta Attuale.
Israele controlla tutti i confini della Striscia e dal 2007 ha imposto un rigoroso embargo sul territorio. Anche prima dell’inizio del conflitto, la fornitura di energia elettrica era già insoddisfacente: i residenti beneficiavano di 180 MW, di cui solo 120 forniti da Israele e 60 da una centrale elettrica locale, alimentata prevalentemente da combustibile israeliano. Il fabbisogno energetico stimato era molto più elevato, circa 600 MW, il che portava molti a fare affidamento su generatori portatili e pannelli solari, rendendo comuni i blackout. Durante i periodi di conflitto, Israele interrompeva le forniture, aggravando la già critica situazione.
L’elettricità è indispensabile per il funzionamento degli impianti di desalinizzazione, senza i quali gli abitanti della Striscia hanno accesso praticamente solo a acqua salata e inquinata.
La situazione è peggiorata drasticamente dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, quando Israele ha completamente bloccato l’invio di elettricità e carburante, causando lo spegnimento dell’unica centrale elettrica di Gaza. L’intensificazione dei bombardamenti ha portato a migliaia di morti tra i palestinesi e ha ulteriormente devastato la rete elettrica. Sebbene negli ultimi due anni vi siano stati tentativi di ripristinare parzialmente le forniture di energia, queste sono rimaste insufficienti.
Negli ospedali, che spesso sono stati tra i pochi luoghi a mantenere un minimo di elettricità, il personale sanitario deve affrontare condizioni estremamente difficili, dovendo razionare il carburante per i generatori. Anche i pannelli solari sono stati utilizzati, ma in gran parte per alimentare dispositivi elettronici e telefoni. La maggior parte delle famiglie si combina con torce e candele, ricorrendo a metodi di riscaldamento e cottura pericolosi e contaminanti.
Tra marzo e maggio di quest’anno, Israele ha bloccato le forniture di beni essenziali, tra cui l’elettricità, nel tentativo di costringere Hamas a concessioni nei negoziati sul cessate il fuoco. Il ministro dell’Energia israeliano, Eli Cohen, aveva ordinato che l’Israel Electric Corporation smettesse di vendere elettricità alla Striscia.
Recentemente, Mohammed Thabet, direttore delle comunicazioni della compagnia elettrica della Striscia, ha dichiarato a Reuters che i danni causati da Israele alla rete elettrica e alle infrastrutture sono stimati in circa 680 milioni di euro. Il COGAT, l’organo dell’esercito israeliano che gestisce l’ingresso degli aiuti a Gaza, ha comunicato di aver ripristinato l’elettricità in due impianti di desalinizzazione nella Striscia.
È una situazione inaccettabile, non si può vivere senza elettricità per così tanto tempo! Qui in Italia ci lamentiamo di qualche blackout, ma lì ci sono persone che soffrono realmente ogni giorno… Non si può restare indifferenti!