Attacco degli Stati Uniti ai Siti Nucleari Iraniani
Nella giornata di ieri, gli Stati Uniti hanno dispiegato bombardieri B-2 verso la loro base a Guam, suscitando speculazioni su possibili operazioni in Iran, anche se ufficialmente non erano stati impartiti ordini. Tuttavia, a breve distanza, quel comando è stato confermato con l’intervento sul campo.
Il presidente Donald Trump ha comunicato a Sean Hannity di Fox News di aver autorizzato l’uso di sei bombe GBU-57 contro il sito di Fordow, accompagnate da 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini, colpendo anche i complessi di Natanz e Isfahan. Le operazioni aeree si sono concentrate su obiettivi strategici del programma nucleare iraniano, provocando un’ondata di reazioni in tutto il mondo.
Il bombardiere B-2, noto anche come “Spirit”, è l’unico a poter trasportare la devastante GBU-57, un ordigno dal peso di 14 tonnellate progettato per distruggere strutture sotterranee profonde, come il struttura nucleare di Fordow, che si trova all’interno di una montagna.
Questo ordigno è stato sviluppato all’inizio degli anni 2000 con l’intento di rispondere a minacce provenienti da Stati considerati ostili, come la Corea del Nord e l’Iran. Nel corso degli anni, la GBU-57 è stata potenziata con tecnologie avanzate, in grado di ampliare il suo raggio d’azione e il potenziale distruttivo. Il suo funzionamento prevede la penetrazione della superficie di protezione seguita da un’esplosione interna, massimizzando così l’impatto sui bersagli.
Secondo un articolo del New York Times, le più recenti esercitazioni del Pentagono hanno evidenziato come i bombardamenti dei B-2 necessitino di diverse fasi, con ripetuti lanci per garantire il successo dell’operazione, specialmente nei pressi delle centrifughe di Fordow, situate a 90-100 metri di profondità.
Dopo l’attacco, Trump ha dichiarato che il sito di Fordow è stato “cancellato dalla faccia della Terra”. Questo tipo di armamento non è estraneo anche all’aviazione israeliana, che ha messo in atto strategie simili contro Hezbollah durante diversi conflitti, utilizzando un gran numero di bombe in una sequenza serrata per devastare obiettivi specifici.
Israele possiede infatti i propri bunker buster, ma le stesse non sembrano sufficienti per affrontare tutti i tunnel in cui l’Iran ha nascosto missili e infrastrutture di ricerca. La collaborazione con gli Stati Uniti per l’uso della GBU-57 risulta quindi fondamentale per l’efficacia delle operazioni.
Per quanto concerne altri obiettivi, l’arsenale israeliano potrebbe bastare, ma anche in questo caso si è verificato un recente supporto americano. È sembrato evidente che la strategia adottata non sia solo di natura reattiva, ma parte di una pianificazione a lungo termine per fronteggiare le aspirazioni nucleari iraniane.
Gli esperti sottolineano che Fordow rimane un nodo cruciale nello sviluppo del programma nucleare di Teheran, e che qualunque attacco potrà solo ritardare, ma non fermare, i loro sforzi. La situazione si complica ulteriormente con l’assenza di segnali di de-escalation da parte di entrambi i fronti, rendendo le tensioni sempre più palpabili nel panorama geopolitico internazionale. Riporta Attuale.
Nessuno dei due attori sembra intenzionato a fare un passo indietro, creando così un’atmosfera di crescente instabilità nella regione.