La trasformazione di Gaza: ieri e oggi

08.08.2025 21:35
La trasformazione di Gaza: ieri e oggi

Israele ha approvato un piano per svuotare e occupare stabilmente la città di Gaza, il centro più grande della Striscia, dove risiedono attualmente circa 800.000 persone. Gaza City, come è comunemente chiamata in inglese, ha subìto pesanti bombardamenti negli ultimi due anni, risultando gravemente danneggiata. Durante i primi mesi del conflitto, circa metà della popolazione aveva lasciato la città. Tuttavia, molti abitanti sono tornati durante il cessate il fuoco che si è protratto fra gennaio e marzo del 2025. Al giorno d’oggi, la popolazione è aumentata rispetto a quella prebellica, specialmente nei quartieri meridionali e vicino al mare, che negli ultimi mesi hanno ricevuto meno bombardamenti rispetto ad altre aree e fino a ora non sono stati oggetto di ordini di evacuazione da parte dell’esercito israeliano, riporta Attuale.

Il piano di occupazione della città di Gaza rappresenta un ulteriore e drammatico sviluppo nel conflitto, sia per il numero di civili coinvolti sia perché Gaza è una delle città più importanti, antiche e sviluppate della Striscia. Qui si trova l’unico porto della regione, diverse sedi di organizzazioni internazionali, università, ospedali, centri culturali e teatri.

Gaza City è abitata da oltre 4.000 anni e la città stessa esiste dal 1.500 a.C. Il porto ha avuto un’importanza strategica fin dall’epoca romana, mentre il centro storico, noto come Città Vecchia, è situato su una bassa collina a circa tre chilometri dalla costa. Intorno a questo nucleo è sorta una città che oggi si estende per 45 chilometri quadrati, divisa in 14 distretti (o quartieri). Normalmente, essa è gestita da un consiglio comunale composto da 14 membri, prevalentemente rappresentanti locali di Hamas; con l’inizio del conflitto, però, tutte le forme di autogoverno palestinese sono state fortemente limitate.

La posizione geografica di Gaza City è nel nord della Striscia, a 30 chilometri dal confine meridionale, e molto vicina a Tel Aviv (circa 70 km) e Gerusalemme (circa 80). I valichi di frontiera più prossimi verso Israele, situati lungo il confine est, sono stati chiusi dal 2010-2011. Prima dell’inizio della guerra, molti abitanti di Gaza vi attraversavano per lavorare in Israele, utilizzando il valico di Erez, a nord.

Successivamente agli accordi di Oslo del 1993, che riconoscevano alcune forme di autogoverno palestinese, molti abitanti di Gaza avevano trovato impiego in strutture governative, nei servizi di sicurezza, come dipendenti dell’UNRWA (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) e in altre organizzazioni umanitarie. La città, un tempo nota per la sua vivace economia, contava anche piccole industrie nel settore tessile e alimentare, mentre i campi agricoli circostanti offrivano prodotti freschi, come fragole, datteri e olive.

Il porto di Gaza era un punto di partenza per i pescherecci, e nel 2010 è stato inaugurato il primo centro commerciale, il Gaza Mall, seguito nel 2017 dal Capital Mall, entrambi gravemente danneggiati dai bombardamenti.

Tuttavia, il principale problema di Gaza City è da lungo tempo la scarsità d’acqua: l’unica fonte idrica disponibile, il Wadi Gaza, è poco più di un torrente e si trova a diversi chilometri a sud della città. L’approvvigionamento idrico si basa perlopiù su impianti di desalinizzazione o sulla rete idrica israeliana.

Israele esercita anche il controllo sulla rete elettrica. Nel 2002, il governo palestinese, in collaborazione con la società americana Enron, ha costruito una centrale a combustibili fossili, distrutta dall’esercito israeliano nel 2006 e, anche se parzialmente ricostruita nel 2007, è divenuta inutilizzabile a causa del conflitto che è iniziato nei primi mesi del 2023.

Gaza era un importante centro culturale nella Striscia; può contare su oltre 210 scuole (il 75% della popolazione ha meno di 25 anni) e su numerose università, di cui quattro maggiori. Nel 1998 è stato inaugurato il Rashad Shawa Cultural Center, un luogo di eventi ed esposizioni, biblioteca e teatro, famoso per la sua visita da parte di Bill Clinton. Questo centro è stato distrutto durante i bombardamenti nel 2023.

In aggiunta, il Teatro di Gaza, costruito nel 2004 con fondi norvegesi, e il museo di Archeologia, aperto nel 2008, così come molte altre strutture minori, sono stati gravemente danneggiati. La Grande Moschea, una struttura di grande importanza che risale all’Ottavo secolo, è anch’essa stata distrutta dai bombardamenti.

I principali ospedali della Striscia si trovano a Gaza, tra cui il più importante, al Shifa, che è stato bersaglio di attacchi intenzionali da parte delle forze israeliane. Israele sostiene che sotto gli ospedali ci siano alcuni dei tunnel di Hamas, complicando ulteriormente la situazione sanitaria della popolazione.

Dal mese di marzo 2025, la guerra è ripresa dopo un intervallo di meno di due mesi di cessate il fuoco, e diverse aree di Gaza hanno ricevuto ordini di evacuazione da Israele. Questi avvisi, emessi dall’esercito, indicano le zone destinate a essere bombardate, trattando come “nemici” coloro che non si allontanano. I primi quartieri interessati sono stati quelli alla periferia, a est della Città Vecchia, mentre i più recenti ordini hanno riguardato le aree a nord di al Daraj e al Tuffah, tutte densamente popolate. Al contempo, molte persone sfollate da altre aree della Striscia hanno scelto di rifugiarsi qui, in particolare nel quartiere Rimal, un tempo centro economico e commerciale, che è quasi completamente distrutto.

Secondo quanto riportato da Haaretz, il piano di occupazione israeliano prevede di evacuare tutta la popolazione civile di Gaza entro il 7 ottobre di quest’anno, dopodiché la città sarà sottoposta a un assedio severo. La situazione continua a deteriorarsi, con enormi conseguenze per la popolazione rimasta, messa in pericolo da un conflitto che sembra non trovare soluzione.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, questa situazione a Gaza è veramente insostenibile. Non si può semplicemente “svuotare” una città con una storia di migliaia di anni!!! Ma come può il mondo rimanere in silenzio di fronte a tale ingiustizia? I civili, gli innocenti, sono sempre le vere vittime…

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere