La Criminalità Organizzata e le Forze dell’Ordine: Un Legame Inossidabile
La recente inchiesta ‘Sciacallo’, avviata nel 2024 dal Centro operativo Dia di Roma, ha portato all’arresto di tre agenti della Polizia di Stato a Milano per detenzione e spaccio di considerevoli quantitativi di droga. Questi agenti sono accusati di aver fornito informazioni riservate ai criminali, accedendo abusivamente al sistema Sdi delle Forze dell’Ordine. La situazione, che richiama alla memoria l’immagine di poliziotti coinvolti in attività illecite legate alla banda della Uno bianca, mette in evidenza come in contesti degradati il confine tra autorità e crimine possa diventare sottile. “Quando nasci e vivi per molto tempo in certi quartieri devi prendere una decisione o di qua o di là della barricata”, afferma un poliziotto, sottolineando una realtà allarmante, riporta Attuale.
Questo legame storico tra crimine e autorità in Italia, come spiega Rosario Forlenza, storico dell’età contemporanea e direttore del corso di laurea in International Relations alla Luiss, risale alla seconda metà dell’Ottocento. “Dalla seconda metà dell’800 per favorire il potere degli agrari, del latifondo, dei baroni siciliani, reprimendo le proteste e controllando i contadini”, evidenzia Forlenza. Questa sinergia si è manifestata anche durante il regime fascista, in cui la mafia non è stata sconfitta, ma piuttosto ristrutturata, con le alte sfere che si sono integrate nel potere fascista, mentre veniva repressa la mafia più povera e contadina.
Nel corso degli anni, la relazione tra la borghesia e la criminalità si è ulteriormente evoluta. “Esempi come l’inchiesta Minotauro o il processo Aemilia mostrano come le mafie si siano radicate sfruttando questi rapporti”, afferma Forlenza. Questa vicinanza tra criminalità e istituzioni ha dato origine a ‘zone grigie’ che complicano la lotta al crimine. “Queste zone sono protette da una parte del potere e della politica per diverse ragioni: connivenza passiva, reciproco interesse, ‘matrimoni’ di convenienza”, spiega. Giovanni Falcone le definiva reati di terzo livello, mirati a preservare il sistema mafioso tramite la collusione con l’autorità.
La specificità della situazione italiana non è replicabile, afferma Forlenza, ma sottolinea che la commistione tra autorità e crimine è un fenomeno presente a livello globale. “La storia italiana ha una unicità che non è replicabile. Ma la commistione tra autorità e crimine esiste in tutto il mondo”, conclude. Il dibattito sulla complessità di questa relazione è cruciale per comprendere la realtà sociale e politica attuale, mentre l’Italia si trova ad affrontare sfide significative nella lotta contro la criminalità organizzata.