Mamma voglio fare skincare, mi compri il siero?”. Questa frase non sarebbe nulla di strano se non fosse che a pronunciarla, sempre più spesso, è una bambina di sette o otto anni. E pensare che per molte Millennials la cura del viso è stata sempre una faccenda sbrigativa: acqua e sapone al mattino, un velo di crema idratante e la protezione solare d’estate, per poi passare al make up, ma solo da una certa età in poi. Oggi, invece, i social ci mostrano immagini surreali: bambine che, con la sicurezza di modelle esperte, si spalmano maschere anti-età e sieri complessi. Quella vecchia abitudine di imitare la mamma, fatta di rossetti sbavati e risate, sta scomparendo: è il crollo del gioco simbolico, sostituito da una pratica strutturata chiamata cosmeticoressia. Nel 2025 questa tendenza è diventata un vero business che trasforma un bisogno degli adulti in un rituale infantile compulsivo. Ma fermiamoci un attimo e chiediamoci: stiamo regalando alle nostre figlie una pelle perfetta o, invece, stiamo rubando loro il diritto di essere semplicemente piccole?, riporta Attuale.
I brand che puntano alla Generazione Alpha
Il mercato si è subito accorto di questa nuova passione e sono nati marchi pensati proprio per rendere la skincare un’attività irresistibile. Shay Mitchell, ad esempio, ha lanciato Rini, un brand che propone maschere colorate per bambine piccolissime, presentandole come un modo per divertirsi mentre ci si prende cura di sé. C’è poi Sincerely Yours, creato dalla giovanissima star del web Salish Matter, che ha mandato i negozi di tutto il mondo in tilt fin dal lancio. Altri marchi, come Bubble, hanno erogatori che creano fiori di crema, rendendo l’applicazione un momento quasi magico, mentre Evereden punta su prodotti che sembrano nuvole di spuma profumata. Anche quelli nati per consumatori adulti, come Drunk Elephant, si sono trovati sommersi dalle richieste delle più piccole, tanto da dover pubblicare avvisi per ricordare che i loro sieri più forti non sono adatti ai bambini. Questi brand non vendono solo creme, ma un’esperienza fatta di colori pastello che trasforma un gesto di igiene in un oggetto del desiderio da mostrare sui social.
L’inchiesta su Sephora e Benefit
Il fenomeno è diventato così grande da attirare l’attenzione delle autorità. L’Antitrust italiana (AGCM) ha infatti aperto un’indagine su giganti come Sephora e Benefit per fare luce su possibili pratiche commerciali scorrette. Il sospetto è che dietro queste pubblicità colorate e apparentemente innocue si nasconda del marketing occulto, pensato per spingere le bambine e ragazze verso prodotti che non sono adatti alla loro età ma che possono mostrare come trofeo sui social. L’accusa riguarderebbe l’utilizzo di influencer giovanissime per creare un corto circuito educativo: le bambine non vedono più una pubblicità, ma un consiglio da un’amica più grande. Questo modo di vendere, secondo le autorità, rischia di aggirare il senso critico dei genitori e di normalizzare l’uso di sostanze chimiche su visi che dovrebbero conoscere solo acqua e sapone.
Cosa dicono gli esperti: i rischi per la mente e per il corpo
I medici e gli psicologi sono compatti nel lanciare l’allarme: questa non è solo una moda passeggera, ma un rischio concreto. Dal punto di vista fisico, i dermatologi spiegano che la pelle dei bambini è come una spugna molto sottile che assorbe tutto e usare acidi o vitamine concentrate distrugge le loro difese naturali causando dermatiti e allergie croniche.
Ma è sul piano psicologico che la situazione si fa più profonda. Gli esperti del settore, come la dottoressa Maria Pontillo dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, avvertono che queste bambine rischiano di sviluppare il cosiddetto “dismorfismo“, ovvero una visione totalmente distorta del proprio viso e del proprio corpo filtrata dai canoni digitali. Se a 8 anni una bambina vede una ruga dove non c’è o vive con l’ansia di avere un poro dilatato, la sua autostima sta venendo costruita su basi troppo fragili per reggere. Il pericolo reale è che questa ossessione per la perfezione estetica si trasformi, con la crescita, in disturbi più gravi come l’ansia sociale o disturbi dell’alimentazione, perché il corpo smette di essere un mezzo per correre e giocare e diventa solo un oggetto da correggere all’infinito.
La pelle delle bimbe è in pericolo: ecco la cura corretta
Bisogna dirlo chiaramente: usare certi prodotti sulla pelle dei bambini è un errore pericoloso. La loro cute è molto più sottile e fragile di quella di un adulto e non ha ancora le difese pronte. Usare il retinolo, che serve a chi ha più di 35 anni, sui bambini provoca solo forti irritazioni e scottature. La Vitamina C, che serve a schiarire le macchie, è del tutto inutile su un viso giovanissimo e rischia solo di aggredirlo chimicamente. Per non parlare degli acidi esfolianti che rimuovono strati di pelle troppo delicati: su una bambina possono causare dermatiti e allergie che durano per sempre. Anche la scienza ci avverte che certi ingredienti non calibrati possono interferire con il naturale equilibrio della crescita, creando danni invisibili ma profondi a lungo termine.
Dobbiamo fare un passo indietro e tornare a una cura della pelle adatta ai più piccoli. La pelle sana di un bambino, infatti, non va “corretta” ma rispettata e protetta con semplicità. Bastano tre passaggi fondamentali: una pulizia delicata con saponi dolci, un po’ di crema idratante naturale come quella alla calendula e la protezione solare ogni giorno. Il compito dei genitori è quello di fare da filtro, proteggendo i figli dalla fretta di crescere e insegnando che volersi bene significa fare sport, stare all’aria aperta e giocare, non collezionare sieri antirughe alle elementari. Solo così possiamo garantire loro uno sviluppo sereno e lontano dalle pressioni estetiche del mondo degli adulti.
I Sephora Kids: perché serve tornare a un’infanzia senza filtri
La parola “cosmeticoressia” indica, insomma, un disagio reale: l’ansia di dover apparire sempre perfette. Colpisce soprattutto le giovanissime della Generazione Alpha, nate dopo il 2010, che per questo sono spesso definite “Sephora kids”. Per queste bambine la ricerca dell’identità non passa più attraverso la scoperta libera, ma dal copiare esattamente quello che vedono nei video sullo smartphone. Comprare quel siero famoso non serve a curare la pelle, ma a sentirsi accettate nel gruppo dei pari. È un’ossessione per l’aspetto fisico che spinge a usare troppi prodotti pur di somigliare a modelli finti e irraggiungibili