L’Amazzonia al centro della COP30: condizioni critiche e minacce in aumento

08.11.2025 10:05
L'Amazzonia al centro della COP30: condizioni critiche e minacce in aumento

L’Amazzonia al centro della COP30: una foresta in pericolo

L’Amazzonia sarà uno degli argomenti principali della COP30, la trentesima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, che prenderà avvio lunedì a Belém, Brasile, un’area che si trova sull’orlo della foresta amazzonica, e la cui protezione continua a destare preoccupazioni, con condizioni in peggioramento, riporta Attuale.

La foresta amazzonica, la più grande foresta pluviale tropicale del mondo, si estende su circa 6 milioni di chilometri quadrati e rappresenta circa la metà delle foreste pluviali ancora esistenti. Essa ospita oltre 16mila specie di piante e una stima di 390 miliardi di alberi. La sua salvaguardia è cruciale non solo per la diversità biologica, ma anche per il suo ruolo nella regolazione climatica e nella riduzione dei gas serra.

Tuttavia, da decenni la foresta è minacciata dalla deforestazione causata in gran parte da attività umane, che includono il taglio degli alberi per la creazione di terreni agricoli e pascoli. Questo fenomeno è iniziato negli anni Sessanta, accelerando negli anni duemila, nonostante diversi sforzi pubblici per fermare la distruzione.

Uno studio non ancora pubblicato, citato da Le Monde, stima che tra il 1985 e il 2022 l’Amazzonia ha perso circa l’11% della sua superficie, pari all’estensione dell’intera Francia. Il Brasile, che ospita il 60% della foresta, ha visto un’ulteriore diminuzione del 17% della sua area boschiva in 40 anni.

Nell’ultimo decennio, l’attenzione pubblica si è concentrata sulle politiche del governo brasiliano. Dati dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale del Brasile (INPE) mostrano che tra il 2004 e il 2012, durante la presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva, la deforestazione si è ridotta dell’80% grazie a misure efficaci; tuttavia, tra il 2019 e il 2022, sotto la presidenza di Jair Bolsonaro, la situazione è peggiorata, con un incremento dei tagli illegali dovuto a una diminuzione dei controlli.

Dal 2023, dopo il ritorno di Lula al potere, la deforestazione ha mostrato segni di miglioramento: nei primi sei mesi del 2023, le aree deforestate sono diminuite del 33,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e i dati suggeriscono una continua progressione positiva.

Tuttavia, le sfide rimangono considerevoli. Nuovi studi mettono in discussione il tradizionale ruolo dell’Amazzonia come “serbatoio di carbonio”, evidenziando che in alcune aree la foresta potrebbe emettere più CO2 di quanta ne assorba, in particolare durante incendi e siccità devastanti.

Inoltre, esiste il rischio che l’Amazzonia possa raggiungere un punto di non ritorno, un momento critico oltre il quale il suo ecosistema potrebbe autodistruggersi in modo irreversibile. Sebbene questa teoria non goda di un consenso scientifico unanime, l’allerta sull’equilibrio della foresta è certamente presente ed impone un’azione immediata per preservare uno dei più importanti ecosistemi del pianeta.

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