Politiche di immigrazione aggressive negli Stati Uniti: l’ICE sotto l’amministrazione Trump
Nel 2025, l’ICE, agenzia federale dedicata al controllo delle frontiere e all’immigrazione, ha assunto un ruolo centrale nelle politiche anti-immigrazione promosse dal presidente Donald Trump, diventando uno dei corpi di polizia più temuti e discussi negli Stati Uniti, riporta Attuale.
L’amministrazione Trump ha intensificato l’uso dell’ICE per effettuare rastrellamenti nelle città, impiegando metodi considerati violenti e potenzialmente violatori dei diritti umani. In meno di un anno, le operazioni dell’agenzia sono aumentate, con un reclutamento massiccio di nuovi agenti, l’applicazione di campagne di comunicazione sui social media e l’approvazione di miliardi di dollari in fondi supplementari.
Ufficialmente, oltre 500mila persone sarebbero state espulse dallo scorso gennaio, sebbene vi siano dubbi sull’affidabilità di questi dati. Molti di questi individui vivevano negli Stati Uniti da decenni, con casi di erronee espulsioni di cittadini statunitensi. Le modalità di arresto, incluse violazioni della privacy e separazione da famiglie, hanno suscitato polemiche e critiche diffuse.
Fondata nel 2003 dopo gli attacchi dell’11 settembre, l’ICE ha visto un cambiamento della sua missione nel corso degli anni; inizialmente focalizzata sulla sicurezza nazionale, è passata all’arresto generalizzato di immigrati senza documenti, molti dei quali integrati nelle comunità e contribuenti.
Attualmente, l’agenzia è divisa in due rami principali: l’Homeland Security Investigations (HSI), che si occupa delle indagini, e l’Enforcement and Removal Operations (ERO), responsabile degli arresti e delle espulsioni. Questi ultimi operano in concertazione con la polizia di frontiera, ma non si occupano di pratiche di immigrazione.
Durante il periodo 2009-2016, sotto la presidenza Obama, l’ICE aveva comunque aumentato le espulsioni, ma il suo ruolo è perdurato come prioritario sotto Trump, specialmente nel primo anno del suo secondo mandato.
Tre settimane dopo l’insediamento di Trump, è stata lanciata una campagna multimilionaria sui social media, esortando gli immigrati senza documenti a lasciare il paese, minacciando arresti per chi non obbediva. Inoltre, l’amministrazione ha autorizzato operazioni in luoghi ritenuti precedentemente “sensibili,” come scuole e chiese.
L’agenzia ha anche avviato una campagna di reclutamento, ricevendo circa 150mila candidature. Al momento, l’ICE impiega circa 20mila persone, con incentivi economici significativi per nuovi agenti, compresi vantaggi legati ai debiti universitari.
A partire dal 2025, il bilancio annuale dell’agenzia, già ampio, ha visto l’aggiunta di un finanziamento pluriennale di 75 miliardi di dollari, reso possibile grazie alla legge “One Big Beautiful Bill,” rendendo l’ICE l’agenzia più finanziata nella storia degli Stati Uniti.
Le risorse finanziarie sono destinate principalmente alla costruzione di nuovi centri di detenzione, il cui numero dovrebbe garantire capacità per più di 100mila detenuti contemporaneamente, un aumento netto rispetto alla situazione attuale.
Tuttavia, le condizioni nei centri di detenzione sono state oggetto di critiche, con esperti legali che segnalano la mancanza di equità giuridica per i detenuti. Sono emerse anche segnalazioni di violazioni gravi, incluse torture, come indicato da Amnesty International.
Durante le operazioni, gli agenti dell’ICE spesso usano veicoli non contrassegnati e dissimulano la propria identità, arrestando persone sulla base di segnalazioni razziali e discriminazione; in molti casi, gli arrestati vengono privati della possibilità di contattare un legale.
Il caso di Kilmar Abrego Garcia, un cittadino salvadoreño arbitrariamente espulso dagli Stati Uniti nonostante avesse un regolare permesso di soggiorno, ha evidenziato le forti criticità delle politiche di immigrazione dell’amministrazione Trump.
Di fronte a queste operazioni, sono emerse numerose manifestazioni da parte di cittadini e attivisti. In particolare, le proteste si sono intensificate in California, dove si sono registrati scontri con la polizia durante le retate. In risposta, Trump ha tentato di schierare la Guardia Nazionale per proteggere le azioni dell’ICE, una decisione che ha suscitato ulteriori polemiche legali.