L’appello di Kim Aris: «Mia madre Aung San Suu Kyi sta male, aiutatemi a liberarla»

09.10.2025 14:45
L'appello di Kim Aris: «Mia madre Aung San Suu Kyi sta male, aiutatemi a liberarla»

Aung San Suu Kyi: Condizioni precarie in carcere mentre la giunta militare resiste

Kim Aris, secondogenito di Aung San Suu Kyi, ha rivelato che la sua madre, premio Nobel per la Pace, sta attraversando un momento critico. A 80 anni, affetta da problemi cardiaci e ipertensione, l’ex leader del Myanmar continua a essere trattenuta in isolamento dai generali, senza la possibilità di comunicare nemmeno con altri detenuti, riporta Attuale.

Kim ha parlato dalla sua posizione attuale al Monastero Mustangam, nei pressi di Lerici, dove sta affrontando un periodo di meditazione. Durante il suo soggiorno in Italia, ha incontrato politici, tra cui Pier Ferdinando Casini, e ha fatto appello alla comunità internazionale affinché cerchi di intervenire per la liberazione della madre. “Ogni intervento è un passo in avanti in favore di May May”, ha dichiarato.

Le condizioni di salute di Aung San Suu Kyi sono state descritte come “non buone”. Kim ha sottolineato che nonostante varie richieste, la giunta militare non ha permesso l’accesso di un cardiologo per una visita in carcere. “La giunta ha eretto un muro di silenzio attorno a lei”, ha aggiunto, confermando che sua madre è prigioniera da quasi cinque anni e vive in condizioni disumane.

Kim ha espresso preoccupazione riguardo al ruolo ambiguo della Cina riguardo alla situazione in Myanmar, sostenendo che nonostante ci siano state richieste da Pechino per la liberazione di Suu Kyi, non ci sono stati risultati tangibili. “La verità è che la Cina ha a cuore soprattutto i propri interessi”, ha affermato. Inoltre, ha sottolineato come i generali, pur controllando meno del 50% del territorio, rimangano in posizione di potere grazie al sostegno di paesi come Russia e India.

In merito al silenzio internazionale attorno a Suu Kyi, Kim ha commentato che la propaganda del regime ha distorto la percezione del suo atteggiamento verso la crisi dei Rohingya. “Mia madre ha fatto tutto il possibile per difendere i diritti dei Rohingya, ma la campagna contro di lei è stata manipolata dai media”, ha dichiarato.

Infine, Kim ha espresso la sua speranza che i generali possano liberare sua madre per ragioni umanitarie, aggiungendo che “senza fatti concreti, non cambierà nulla per lei”. La situazione in Myanmar continua a essere tesa e la comunità internazionale è chiamata a prendere posizione, per tentare di fare la differenza prima che sia troppo tardi.

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