ERBIL – La terza settimana di guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si apre con un significativo intensificarsi dei combattimenti. Le conseguenze in termini di perdite umane, insieme ai danni economici e ambientali, stanno diventando enormi e si prevede un ulteriore deterioramento della situazione. Quella che doveva essere una rapida operazione mirata alla caduta del regime degli ayatollah si sta rivelando una crisi grave e complessa, caratterizzata da contorni incerti e pericolosi, riporta Attuale.
La giornata di ieri ha visto un’escalation del conflitto, envolvendo anche l’Iraq, dove le milizie sciite locali, finanziate dal governo di Bagdad e subordinate a Teheran, hanno intensificato i lanci di razzi e droni contro obiettivi americani e della coalizione occidentale. Già durante la notte, un razzo ha colpito l’ambasciata americana a Bagdad.
Nonostante non siano stati segnalati morti o feriti, l’edificio ha subìto danni e gran parte del personale non indispensabile ha evacuato verso la Turchia. L’allerta si estende anche alla rappresentanza diplomatica italiana, dove l’ambasciatore e i collaboratori sono stati riuniti in una stanza-bunker per emergenze, dotati di elmetti e giubbotti antiproiettile. La sede italiana era già stata rinforzata dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 e ora è protetta da spesse mura di cemento armato e vetri blindati.
Caos
L’attacco all’ambasciata degli Stati Uniti è stato rivendicato dai Kataib Hezbollah, una delle principali milizie sciite che operano in Iraq. La loro minaccia si è intensificata, con il regime iraniano che mobilita i suoi alleati per generare caos regionale. Nella notte di giovedì, le stesse milizie hanno lanciato droni verso l’aeroporto di Erbil, dove si trova la base italiana. In risposta, i diplomatici americani hanno esortato i cittadini statunitensi a evacuare l’Iraq al più presto.
Allargamento del conflitto
I bombardamenti congiunti israelo-americani sull’Iran proseguono, estendendosi anche agli obiettivi economici. Rapporti indicano che almeno una dozzina di medici e paramedici libanesi sono stati uccisi dai raid israeliani nel Sud del Libano, mentre almeno quindici operai iraniani hanno perso la vita a Isfahan, dove le forze israeliane hanno colpito una fabbrica. Gli Stati Uniti hanno anche preso di mira obiettivi militari a Kharg, un importante terminal energetico. Trump ha minacciato azioni più severe, inclusi attacchi alle infrastrutture energetiche, se l’Iran non smetterà le sue aggressioni.
La sfida alla navigazione
Le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno risposto dichiarando che attaccheranno qualsiasi imbarcazione in transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che lo Stretto rimarrà aperto per le navi dei paesi non alleati con gli Stati Uniti. In risposta, Trump ha invitato altre nazioni a inviare le loro unità navali per proteggere le navi commerciali nella regione. In un clima di alta tensione, i droni iraniani hanno già colpito obiettivi negli Emirati, mentre gli attacchi potrebbero estendersi a infrastrutture civili di ampio respiro.