Le alternative per superare il veto di Orbán: possibili sanzioni contro l’Ungheria

25.02.2026 11:05
Le alternative per superare il veto di Orbán: possibili sanzioni contro l'Ungheria

La situazione economica dell’Ucraina: il prestito da 90 miliardi in pericolo

Bruxelles, 25 febbraio 2026 — L’Ucraina rischia di dichiarare bancarotta tra un mese, a causa del blocco del prestito da 90 miliardi di euro deciso dagli Stati membri dell’Unione Europea. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, durante una conferenza stampa a Kiev con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha definito il comportamento del premier ungherese Viktor Orbán come un «ricatto», in quanto continua a ostacolare l’erogazione dei fondi, riportano Attuale.

La situazione è aggravata dal fatto che il veto di Orbán è unicamente politico e correlato alla sua campagna elettorale, nonostante le pressioni da parte di altri leader europei. Costa ha sottolineato che il premier ungherese sta violando i principi di cooperazione tra gli Stati membri dell’UE, e ha esortato la Commissione ad utilizzare tutti gli strumenti legali disponibili per superare questo impasse.

Una manifestazione di frustrazione comune è emersa tra i ministri degli Esteri durante un incontro recente. I Paesi nordici e i Paesi Bassi hanno avanzato la richiesta di attivare l’articolo 7 del Trattato nei confronti dell’Ungheria, che prevederebbe la sospensione del diritto di voto per le violazioni normative. Tuttavia, tale azione potrebbe rivelarsi controproducente per Orbán, rendendolo una vittima agli occhi dell’elettorato ungherese.

Contemporaneamente, Orbán è sostenuto da figure radicali europee; la premier italiana Giorgia Meloni ha partecipato a una campagna video di supporto al premier ungherese, insieme a leader di partiti di estrema destra. Questa alleanza sta sollevando preoccupazioni all’interno del Partito Popolare Europeo e presso gli organismi dirigenti a Berlino.

Ursula von der Leyen, rispondendo alle preoccupazioni, ha rassicurato sull’esistenza di «diverse opzioni» per garantire il prestito. Tuttavia, le modalità attuative non sono ancora chiare, mentre due giorni fa l’Alta rappresentante dell’UE, Kaja Kallas, ha proposto di utilizzare beni congelati come soluzione alternativa, se il prestito comune fallisse.

In un contesto di crescente tensione, l’importanza della sicurezza energetica è stata ribadita. Von der Leyen ha indicato come la Croazia abbia aumentato le forniture di petrolio verso Ungheria, Slovacchia e Serbia, guidando così a una diminuzione delle scuse addotte da Orbán per giustificare il blocco. È stata inoltre lanciata un’appello per accelerare le riparazioni dell’oleodotto Druzhba, una richiesta di Budapest e Bratislava.

Infine, per quanto concerne l’adesione dell’Ucraina all’UE, von der Leyen ha moderato le aspettative di Zelensky riguardo alla scadenza del 2027. «Non possiamo fissare date precise», ha affermato, confermando però un supporto costante dell’Unione Europea per il raggiungimento degli obiettivi ucraini, nonostante i limiti attuali dei negoziati.

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