Le aziende tedesche in Russia scelgono i profitti nonostante la guerra

02.01.2026 12:45
Le aziende tedesche in Russia scelgono i profitti nonostante la guerra
Le aziende tedesche in Russia scelgono i profitti nonostante la guerra

Quasi tutte le aziende tedesche ancora attive in Russia non intendono lasciare il Paese nel prossimo futuro, nonostante la guerra contro l’Ucraina e il regime di sanzioni occidentali. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato il 1° gennaio 2026 dal presidente dell’Associazione tedesco-russa per il commercio estero (AHK), Matthias Schepp, basato sulle risposte di circa 260 imprese della Germania che continuano a operare sul mercato russo. Secondo i dati diffusi, solo il 4% delle aziende prevede un’uscita a breve, mentre la stragrande maggioranza punta a mantenere la propria presenza, come riportato da un sondaggio sulle aziende tedesche rimaste in Russia.

Schepp, che rappresenta gli interessi del business tedesco in Russia, ha sottolineato che molte imprese considerano il mercato russo ancora rilevante dal punto di vista economico. A suo avviso, la scelta di restare non sarebbe legata a valutazioni politiche, ma alla necessità di tutelare investimenti già effettuati e attività operative consolidate.

Sanzioni, timori economici e narrazioni divergenti

Nel corso del sondaggio, oltre la metà dei dirigenti intervistati ha riconosciuto che le sanzioni occidentali stanno causando danni gravi o molto gravi all’economia russa. Allo stesso tempo, più del 50% prevede un peggioramento della situazione economica della Federazione nel 2026 e teme un ulteriore irrigidimento delle misure restrittive se la guerra dovesse proseguire.

Nonostante ciò, il 49% dei manager ritiene che le sanzioni colpiscano la Germania più della Russia. Schepp ha sostenuto che molti politici europei sottovaluterebbero la resilienza dell’economia russa, basando le proprie decisioni su valutazioni errate. Questa lettura contribuisce a giustificare, agli occhi di parte del management, la scelta di continuare a operare nel Paese.

Attivi crescenti e rischio di nazionalizzazioni

Secondo l’Associazione tedesco-russa per il commercio estero, in Russia restano attive circa 2.000 aziende tedesche, con asset complessivi stimati in oltre 100 miliardi di euro. Schepp ha affermato che tali attivi continuano persino a crescere, poiché la legislazione russa limita fortemente il rimpatrio dei profitti, costringendo le imprese a reinvestirli localmente.

In questo contesto, il presidente dell’AHK ha invitato a proteggere gli investimenti tedeschi e a prevenire il rischio di eventuali nazionalizzazioni da parte delle autorità russe. Per molte aziende, il timore di perdere asset e strutture produttive rappresenta uno dei principali ostacoli a un’uscita dal mercato.

Pressioni politiche e costi reputazionali in Europa

La permanenza delle imprese occidentali in Russia avviene mentre centinaia di marchi internazionali hanno già abbandonato il Paese in risposta all’aggressione militare contro l’Ucraina. In Europa, governi e opinione pubblica adottano però approcci diversi nei confronti delle proprie aziende: solo alcuni Stati esercitano una pressione costante affinché interrompano le attività in Russia.

Economisti, politici e organizzazioni per i diritti umani critici verso il Cremlino sottolineano che la presenza economica occidentale equivale, di fatto, a un sostegno finanziario a uno Stato impegnato in una guerra di aggressione. Monitoraggi e liste aggiornate delle aziende ancora operative in Russia mirano ad aumentare la pressione pubblica attraverso critiche, danni reputazionali e boicottaggi, rafforzando l’effetto complessivo delle sanzioni già in vigore.

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