Le atlete iraniane sfidano il regime durante la competizione in Australia
Le giocatrici della nazionale di calcio iraniana, all’esordio nel torneo contro la Corea del Sud, hanno trasformato il campo del Cbus Super Stadium nel Queensland in un simbolo di resistenza silenziosa contro il regime degli ayatollah. Mentre l’inno della Repubblica Islamica risuona, le atlete hanno scelto di non cantare, mostrando il loro dissenso con uno sguardo fiero rivolto verso le telecamere, riporta Attuale.
Il 2 marzo, gli Stati Uniti e Israele hanno intensificato i bombardamenti sull’Iran, uccidendo la Guida suprema Ali Khamenei e provocando una dichiarazione di lutto nazionale. In questo contesto, le calciatrici, costrette a cantare, hanno ribaltato l’ordine del regime e utilizzato il silenzio come forma di protesta, ottenendo l’applauso degli spettatori presenti, tra cui molti membri della diaspora iraniana.
Le reazioni alla loro protesta non si sono fatte attendere. Le giocatrici sono state etichettate come “infedeli” dalla televisioni statali, e uno dei noti conduttori le ha definite “traditrici in tempo di guerra”. Giovedì, hanno cantato l’inno con il saluto militare durante la partita contro l’Australia, da cui sono uscite sconfitte 4-0, e la stessa sorte è toccata domenica contro le Filippine. Con il ritorno a casa imminente, il triste destino attende le atlete, che rischiano il carcere o addirittura la morte.
Attivisti e membri della diaspora iraniana si prodigano per ottenere che l’Australia non abbandoni le ragazze. Mentre il pullman le riporta in albergo, centinaia di sostenitori le esortano a rimanere, gridando: “Non lasciatele andare, salvatele!”. Le calciatrici, visibilmente in preda alla disperazione, comunicano il loro bisogno di aiuto attraverso gesti significativi, mentre uomini in albergo si assicurano che non possano fuggire.
Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià, ha chiesto all’Australia di intervenire per proteggere le atlete, prevedendo per loro un “destino crudele”. Anche la FIFA ha esplicitato la propria preoccupazione, affermando che la sicurezza della nazionale femminile iraniana è una priorità. Tuttavia, notizie recenti segnalano che cinque ragazze sono riuscite a fuggire dall’albergo e si trovano ora in un luogo sicuro con la polizia australiana, avendo chiesto asilo politico.
In un intervento su Truth, Donald Trump ha espresso supporto per le atlete, lodando il lavoro del premier australiano Anthony Albanese e denunciando il “terribile errore umanitario” di non accoglierle. Ha rivelato che alcune delle giocatrici sono riluttanti a rimanere a causa di minacce alle loro famiglie in Iran, augurandosi che l’Australia le protegga.
Questa non è la prima volta che atleti iraniani sfidano il regime in campo. Durante i Mondiali 2022 in Qatar, la nazionale maschile non cantò l’inno nazionale in segno di solidarietà con le proteste per la morte di Mahsa Amini. La situazione attuale continua a mettere in luce il coraggio di chi, nonostante i rischi, lotta per libertà e dignità.