Reclutamento di donne africane per la produzione di droni in Russia
Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha assistito a un aumento senza precedenti di attacchi combinati da parte di missili e droni russi. Ogni notte, centinaia di droni convergono sulle città ucraine con l’obiettivo di distruggere e destabilizzare le difese aeree, oltre a infondere paura nella popolazione. Questa tecnica, che si basa sull’impiego massiccio dei droni kamikaze iraniani, ha assunto un ruolo centrale nel conflitto, riporta Attuale.
Solo nel mese di giugno, la Russia ha lanciato quasi 3.000 droni Shahed verso il territorio ucraino, rappresentando circa il 10% del totale utilizzato in tre anni di conflitto, come dichiarato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Anche se molte di queste macchine vengono abbattute dai sistemi di difesa aerea, l’alto numero di lanci rende difficile la loro completa distruzione. La Russia ha significativamente aumentato la sua capacità di produzione e ora produce internamente questi droni, precedentemente importati dall’Iran. Tuttavia, c’è un aspetto inquietante: il drone Shahed, noto come “martire”, è assemblato da lavoratrici africane, in particolare provenienti da Uganda e Mali, dimostrando una strana intersezione tra il conflitto armato e il reclutamento di manodopera da paesi vulnerabili.
L’Interpol ha avviato indagini su “Alabuga Start”, un’iniziativa russa che cerca di attrarre studenti da paesi emergenti per lavorare in Tatarstan, una regione a circa 1.000 km da Mosca. Viene sospettato che questo programma sia una copertura per reclutare manodopera a basso costo per la produzione di droni kamikaze. Secondo Bloomberg, il programma potrebbe essere considerato una forma di traffico umano in Africa, mirando a giovani donne ventenni di nazionalità diverse, come quelle del Botswana e della Repubblica Democratica del Congo, con la promessa di opportunità di studio-lavoro in Russia. Fino ad ora, “Alabuga Start” ha già reclutato circa 350 donne da 40 nazioni, con l’ambizione di reclutare oltre 8.000 persone.
Tuttavia, la realtà della vita a Tatarstan per queste donne è ben diversa dalle promesse iniziali. Un’inchiesta condotta dall’agenzia AP a ottobre 2024 evidenzia le dure condizioni di lavoro in cui sono costrette a operare le giovani donne, che lavorano in catena di montaggio sotto costante sorveglianza. I pochi mezzi di trasporto disponibili rendono difficile per loro avere un momento di svago, dal momento che l’autobus per raggiungere la fabbrica passa solo una volta a settimana.
In aggiunta a ciò, si devono considerare i rischi legati al conflitto. L’impianto di produzione di droni, situato a oltre 1.200 km dal fronte ucraino, è un obiettivo strategico per le forze armate ucraine, con segnalazioni di attacchi che hanno già colpito la zona in diverse occasioni. All’inizio di aprile 2025, l’esercito di Kiev ha confermato di aver colpito l’impianto, ferendo tredici lavoratori, tra cui diversi di origine africana, come riportato da Moscow Times. Secondo ricerche recenti, circa il 90% delle donne coinvolte nel programma Alabuga Start è destinato a lavorare esclusivamente nella produzione di droni per il governo russo.