Proteste in Iran: gli Stati Uniti valutano possibili interventi militari
Le tensioni in Iran stanno crescendo con le proteste contro il regime, che continuano da oltre due settimane. Negli ultimi giorni, il presidente Donald Trump ha minacciato azioni militari e martedì si terrà una riunione alla Casa Bianca per discutere le opzioni. Le manifestazioni, iniziate a fine dicembre, hanno visto l’aumento della repressione da parte del regime, con centinaia di manifestanti uccisi e oltre 10.000 arrestati, riporta Attuale.
Il regime iraniano ha risposto con minacce di attacchi alle basi militari statunitensi in Medio Oriente e a Israele, dichiarando che se gli Stati Uniti colpiranno il paese per sostenere i manifestanti, ci saranno repercussioni gravi. Trump ha affermato che l’Iran ha cercato di contattare gli Stati Uniti per negoziare, suggerendo una possibile apertura al dialogo. Su Truth Social, ha scritto: «L’Iran vuole la LIBERTÀ come forse mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare».
Le comunicazioni aperte con Teheran potrebbero indicare che un intervento militare immediato sia meno probabile. Tuttavia, a giudicare dalle dichiarazioni di membri anonimi dell’amministrazione Trump, durante la riunione si discuteranno vari scenari, tra cui attacchi diretti, supporto a fonti antigovernative online e attacchi cibernetici contro infrastrutture iraniane, oltre a nuove sanzioni al regime.
Tra le misure esaminate, c’è l’eventualità di inviare terminali Starlink in Iran per bypassare le restrizioni su internet. Starlink, sistema di satelliti di SpaceX, offre una soluzione per aggirare il blocco delle comunicazioni.
È improbabile che un’azione militare venga avviata immediatamente, poiché l’esercito non ha ancora mobilitato uomini e mezzi necessari. Attualmente, la portaerei USS Gerald Ford si trova nei Caraibi, mentre non ci sono altre navi statunitensi in Medio Oriente pronte per un intervento imminente. L’ultima operazione in Iran risale ad agosto, quando bombardieri partirono da basi statunitensi per attacchi mirati.
L’ayatollah Ali Khamenei ha etichettato i manifestanti come «nemici di Dio», sostenendo che le proteste siano il risultato di forze straniere, in particolare degli Stati Uniti e di Israele. Ciò che era iniziato come una protesta dei commercianti contro l’aumento dei prezzi si è trasformato in una richiesta globale per la caduta del regime islamico, instaurato dopo la rivoluzione del 1979. Secondo la Human Rights Activists News Agency (HRANA), i morti fra i manifestanti sarebbero già almeno 544.