Pressione Economica degli Stati Uniti su Cuba: Scenari di Crisi e Negoziazioni In Corso
Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro pressione economica su Cuba, ostacolando l’arrivo di risorse vitali sull’isola, in particolare di petrolio. L’intento dichiarato è quello di asfissiare l’economia cubana e provocare la caduta del regime al potere dal 1959, riporta Attuale.
Inizialmente, a gennaio, poco dopo l’attacco statunitense contro il Venezuela, il presidente Trump aveva minacciato apertamente Cuba, affermando che non era necessario un attacco militare, poiché il regime stava “venendo giù” da solo. Le settimane di pressione hanno già mostrato segnali di effetto. Sabato, Trump ha comunicato che il suo governo ha “iniziato a parlare con Cuba”, suggerendo che potrebbero essere in corso negoziati, sebbene i dettagli rimangano incerti.
La campagna di pressione era iniziata a metà dicembre, quando la marina statunitense aveva cominciato a intercettare le spedizioni di petrolio dal Venezuela verso Cuba. A seguito dell’attacco di gennaio, Trump ha fermato completamente tutte le esportazioni verso l’isola.
Cuba, che produce poco petrolio, è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Tradizionalmente, il Venezuela è stato il principale fornitore, inviando tra i 20 e i 70 mila barili al mese a condizioni favorevoli, alimentati dalla solidarietà politica tra i due governi. Tuttavia, il fabbisogno totale dell’isola è di circa 100 mila barili mensili.
Negli ultimi mesi, senza il supporto venezuelano, Cuba ha ricevuto in parte petrolio dal Messico, circa 20 mila barili al mese. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha delineato l’invio come intervento umanitario, sostenendo che senza accesso all’energia, la popolazione cubana soffrirebbe inevitabilmente.
Tuttavia, recentemente, gli Stati Uniti hanno annunciato l’imposizione di dazi del 10% su tutti i paesi che forniscono petrolio a Cuba. Inoltre, l’amministrazione Trump ha esercitato pressioni sul Messico affinché interrompesse le sue forniture. Questo ha indotto Sheinbaum a esprimere che “non vuole dazi contro il Messico”, e ha lasciato intendere che sta cercando soluzioni alternative per supportare Cuba.
La situazione rimane incerta. Senza il petrolio messicano, Cuba, già in difficoltà, potrebbe affrontare una crisi umanitaria ancor più grave. Negli ultimi tre settimane, il peso cubano ha perso il 10% del suo valore rispetto al dollaro, provocando un aumento vertiginoso dei prezzi dei beni essenziali. La benzina è diventata estremamente costosa e spesso introvabile, compromettendo l’operatività dei trasporti pubblici e privati a causa della mancanza di carburante.
Trump ha commentato la situazione dicendo: “Non deve per forza diventare una crisi umanitaria. Penso che dovrebbero venire da noi e fare un accordo, così Cuba tornerà libera. Penso che saremo gentili”.