Le proteste in Iran rivelano la brutalità del regime: oltre 36.500 morti documentati

27.01.2026 18:35
Le proteste in Iran rivelano la brutalità del regime: oltre 36.500 morti documentati

Iran: nuova ondata di violenza contro i manifestanti, il regime accusa migliaia di morti

Il regime iraniano ha intensificato la repressione contro le manifestazioni che hanno scosso il paese, attuate tra il 9 e il 12 gennaio. I rapporti emergenti da fonti mediali internazionali confermano i metodi brutali usati dalle forze di sicurezza, incluse sparatorie sui manifestanti e raid ospedalieri per catturare i feriti, i quali sono poi scomparsi o restituiti alle famiglie come cadaveri, riporta Attuale.

Le dimensioni del massacro rimangono ancora poco chiare, ma le stime presenti suggeriscono che il numero delle vittime sia ben superiore ai circa 3mila riconosciuti ufficialmente dal regime. L’agenzia Iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), operante dagli Stati Uniti, ha confermato circa 6mila uccisioni, pur valutando ulteriori 17mila morti denunciate. Organizzazioni internazionali, tra cui il media Iran International, indicano un numero ancora più alto, con documenti che suggerirebbero 36.500 morti, senza però fornire dettagli a supporto di tale cifra.

Le proteste, iniziate negli ultimi giorni del 2025 a causa della drammatica crisi economica, sono rapidamente cresciute in un vasto movimento di opposizione contro la Guida Suprema Ali Khamenei. Secondo quanto riportato dal New York Times, durante una riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza il 9 gennaio, Khamenei ha ordinato che le manifestazioni fossero represse con ogni mezzo necessario; le forze di sicurezza hanno ricevuto il via libera per sparare a vista. Solo tre giorni dopo, il 12 gennaio, le giacenze di protesta erano state brutalmente soffocate.

Foto e video provenienti da più di 19 città in Iran dimostrano chiaramente l’uso di fucili e armi semiautomatiche da parte delle forze di sicurezza. Le testimonianze di colpi di fuoco confermano i tiri indiscriminati sulla folla. Le scene drammatiche mostrano manifestanti feriti, alcuni dei quali sono stati colpiti e altri che tentano di soccorrere i feriti mentre le sparatorie continuano, esponendo una violenza desolante.

Testimonianze dagli ospedali mettono in evidenza l’aumento delle ferite da proiettile, un fenomeno raro in Iran, dove il possesso di armi da fuoco da parte dei civili è vietato. La gravità delle ferite, in particolare alla testa, suggerisce che molte vittime siano state deliberate; esperti forensi indipendenti hanno confermato che i colpi provenivano da distanza ravvicinata, ipotizzando uccisioni deliberatamente eseguite.

In aggiunta, è emerso che alcuni cadaveri sono stati rinvenuti in ospedali dove i segni di rianimazione erano evidenti, seguiti da colpi mortali alla testa, suggerendo che alcune vittime potrebbero essere state uccise all’interno degli ospedali, mentre le forze di sicurezza perquisite gli ambienti cercando i manifestanti feriti. Alcuni di essi risultano scomparsi e delle loro famiglie è stato chiesto un riscatto per il recupero dei corpi.

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’Iran, Mai Sato, ha condannato le raid negli ospedali e ha segnalato che le famiglie stanno affrontando richieste di somme enormi—tra i 5 e i 7mila dollari—per la restituzione dei cadaveri. Ci sono anche indicazioni di oltre 300 cadaveri recuperati all’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, dove famiglie e amici cercavano persone scomparse.

Il prolungato blocco di internet e delle comunicazioni, in atto da tre settimane, ha ostacolato gravemente la diffusione di informazioni verificate su questi eventi. Solo un numero limitato di iraniani riesce a utilizzare connessioni satellite per comunicare, con testimonianze anonime che continuano ad emergere sui massacri e le violenze in corso, sottolineando l’inefficienza di ottenere un quadro completo della situazione.

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