Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, recentemente ha sottolineato l’importanza di una maggiore sicurezza e diplomazia nel contesto attuale, affermando che «l’umanità oggi ha bisogno di più sicurezza ma anche di molta più diplomazia. E quindi di più speranza». Per la prima volta, ha parlato di «genocidio a Gaza» e ha chiesto all’Unione Europea di sospendere l’accordo di associazione con Israele, riporta Attuale.
Una figura politica resiliente, Sánchez ha affrontato numerose crisi nel suo paese, compreso un recente scandalo di corruzione. Nonostante le pressioni, ha rifiutato di accettare l’aumento della spesa per la difesa al 5% del Pil, come richiesto da Trump, affermando con calma che «la Spagna è un Paese sovrano». Questa posizione ha catturato l’attenzione perfino dei nazionalisti, tradizionalmente scettici verso l’interferenza esterna. Le critiche del leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, che ha definito il comportamento di Sánchez come un'”ennesima farsa”, hanno avuto eco limitata.
Il contesto commerciale ed economico è complicato dalla minaccia di Trump di imporre dazi su prodotti spagnoli, ricordando un precedente con le olive nere. Tuttavia, la Spagna ha una dipendenza economica inferiore dagli Stati Uniti rispetto a realtà come Germania e Italia, e Sánchez si è fatto portavoce della politica commerciale dell’UE, sottolineando la solidarietà tra i membri in caso di attacco.
In questo clima già delicato, la situazione economica della Spagna non consente grandi margini per ulteriore spesa militare, con il salario minimo recentemente aumentato a 1.381 euro al mese. Un’eventuale accettazione del diktat Nato avrebbe minacciato la stabilità della sua coalizione di governo, che già dipende da un fragile consenso parlamentare.
Due strade si presentavano di fronte a lui: seguire le direttive della Nato e mettere a rischio il suo esecutivo, oppure opporsi a Trump. Ha scelto la seconda opzione, mantenendo un ambito di manovra dicendo di firmare una dichiarazione per il 5%, ma affermando che «la Spagna non supererà il 2,1%». Questo ha garantito il supporto dei progressisti europei e una certa approvazione tra gli elettori, certo in un momento di forte tensione internazionale.
La Spagna, con un occhio rivolto alle crisi internazionali, ha ribadito la sua volontà di rimanere un attore di primo piano sulla scena globale, argomentando che «le guerre non hanno vincitori». La posizione di Sánchez ha trovato consensi tra i progressisti dell’Europa, inclusa Elly Schlein, lasciando intendere che potrebbe navigare abilmente anche questa tempesta politica.