Documentario rivela la realtà drammatica del conflitto in Gaza
«Se vuoi sparare senza freni, su chiunque, a Gaza puoi farlo». Questa affermazione, inquietante e diretta, proviene da Daniel, comandante di un’unità di carri armati delle Forze di Difesa Israeliane (IdF). Una serie di dichiarazioni simili, da parte di numerosi soldati, emerge nel documentario «Breaking Ranks: Inside Israel’s War», che andrà in onda nel Regno Unito su ITV lunedì sera, riporta Attuale.
Coloro che hanno parlato nel documentario, alcuni in modo anonimo, descrivono una situazione di caos a Gaza e un completo crollo delle regole. Secondo i soldati, civili palestinesi sono stati uccisi in risposta a decisioni arbitrarie di ufficiali. La freddezza delle testimonianze risalta in un contesto segnato da oltre 69.000 morti palestinesi, compresi oltre 20.000 bambini, durante i due anni di conflitto, dal 7 ottobre 2023 in poi.
I soldati intervistati confermano l’uso di civili come scudi umani da parte dell’IdF. Questi eventi contraddicono le smentite ufficiali e rivelano un comportamento sistematico da parte delle truppe impegnate, con attacchi a civili che cercavano aiuto nei punti di distribuzione di cibo. Le linee guida dell’IdF durante l’addestramento prescrivevano che un soldato potesse aprire il fuoco solo se il bersaglio rappresentava una minaccia diretta, ma molti soldati affermano che a Gaza è sufficiente il modo di camminare di una persona per essere etichettata come sospetta.
Un soldato, identificato come Eli, ha descritto incidenti in cui gli ordini ricevuti hanno portato a conseguenze catastrofiche, come la demolizione di un edificio con civili al suo interno, basata su valutazioni arbitrarie di rischio. Queste azioni hanno spinto l’IdF a dichiarare di agire nel rispetto dello Stato di diritto, nonostante le evidenze di violazioni da parte di diverse organizzazioni internazionali.
Un’inchiesta del Guardian, realizzata ad agosto, ha messo in luce che, secondo le stime dell’intelligenza militare israeliana, l’83% delle vittime era composto da civili, una percentuale mai osservata nei conflitti moderni. L’IdF ha contestato questi numeri, senza fornire dati alternativi. Inoltre, recenti rapporti di agenzie come Reuters indicano che gli avvocati militari israeliani hanno segnalato crimini di guerra, senza che si sia intervenuti in modo significativo.
In un clima di crescente tensione e polemiche, una commissione delle Nazioni Unite ha dichiarato, a settembre, che Israele ha commesso atti che possono essere considerati genocidio a Gaza, accendendo il dibattito anche in Italia. mentre la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità.
Le reazioni a livello globale si moltiplicano, con molti leader che condannano le azioni israeliane come “sproporzionate”. Allo stesso tempo, la retorica bellica si è diffusa tra i ranghi militari israeliani, contribuendo a una visione distorta della popolazione palestinese, descritta come un nemico da combattere senza pena. Le testimonianze di soldati su fanatici religiosi che giustificano tali atti di violenza alimentano ulteriormente la critica contro il modo in cui il conflitto sta venendo gestito.