Legge elettorale in Italia: analisi dei dubbi su premio di maggioranza e altri nodi da sciogliere

26.02.2026 18:15
Legge elettorale in Italia: analisi dei dubbi su premio di maggioranza e altri nodi da sciogliere

L’accordo sulla legge elettorale raggiunto dalla maggioranza di centrodestra è al centro di vivaci dibattiti riguardanti la sua legittimità costituzionale. Nonostante il suo soprannome, Stabilicum, non abbia suscitato entusiasmo, è già emerso uno scontro di accuse che mette in discussione la bozza presentata la notte del 25 febbraio dai rappresentanti della maggioranza, che continua a suscitare scetticismo in entrambi gli schieramenti, riporta Attuale.

Il problema Senato

Alcuni punti critici della proposta non convincono nemmeno gli esperti all’interno della maggioranza. Tra questi, uno dei principali problematiche è il premio di maggioranza nazionale per il Senato. La Costituzione stabilisce chiaramente che il Senato deve essere eletto su base regionale, il che potrebbe ostacolare l’attribuzione dei 35 seggi previsti per chi ottiene il 40% dei voti. Le anticipazioni di agenzia parlano di una configurazione con 70 seggi per la Camera e l’ipotesi di un ballottaggio nel range del 35-40%.

Fonti nella coalizione affermano che il premio sarebbe “declinato su base regionale”, ma garantirebbe comunque l’attribuzione di 35 seggi. La coalizione vincente a livello nazionale otterrebbe i seggi secondo un “listino” definito in base alla popolazione regionale. Questa impostazione ha suscitato perplessità, poiché, ad esempio, se una lista supera il quorum solo in una regione, verrebbe esclusa se non raggiunge il 3%. Resta quindi la possibilità di un ricorso alla Consulta.

Il nodo preferenze

Alcuni costituzionalisti avvertono che l’utilizzo di listini bloccati rappresenta un problema significativo. L’abolizione dei collegi uninominali, unitamente alla limitazione al solo sistema di listini, priverà gli elettori della possibilità di scegliere i propri rappresentanti locali, lasciandoli con un’impressione generica su un numero elevato di candidati. Questo potrebbe sollevare questioni di legittimità da parte della Consulta e risulta altamente problematico soprattutto per i partiti ben radicati nel territorio, come Fratelli d’Italia. Pertanto, la questione dei collegi elettorali resta aperta, con la Lega che propone invece collegi di dimensioni più piccole per preservare la connessione tra elettori e rappresentanti, senza tuttavia sottrarre al segretario il potere di decidere chi parlamentare.

Il tetto al premio

L’introduzione di un premio “fisso” di 70 deputati e 35 senatori, indipendentemente dall’esito elettorale effettivo, scatena un ampio dibattito. La rilevanza di questo premio dipenderebbe dall’esito della coalizione vincitrice; risulta problematico infatti che un premio di maggioranza venga prelevato dalla minoranza, suscitando interrogativi sulla rappresentatività parlamentare. Considerando la composizione attuale delle coalizioni e la limitata rappresentatividade dei partiti non allineati, è difficile che la coalizione vincente possa garantire il 40% dei voti, che le conferirebbe il 49,5% degli eletti.

Un premio del 50% porterebbe a una occupazione del 58,9% degli eletti, e uno del 55% al 62%. Tuttavia, per evitare distorsioni, la maggioranza discute la necessità di stabilire limiti chiari sul tetto massimo oltre il quale il premio di maggioranza non sarebbe più necessario.

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