Licenziamento di un’addetta alle pulizie per aver dato del tu a una socia del Circolo Canottieri Roma

03.12.2025 14:55
Licenziamento di un'addetta alle pulizie per aver dato del tu a una socia del Circolo Canottieri Roma

Roma, 3 dicembre 2025 – Un’addetta alle pulizie è stata licenziata in tronco dopo 24 anni di servizio al Circolo Canottieri Roma, uno dei club più esclusivi della Capitale. La ragione alla base di questa decisione? La donna si sarebbe rivolta ad una socia dandole del “tu”, trascurando l’appellativo formale “lei”. Questa contestazione, apparentemente banale, ha spinto la lavoratrice a ricorrere al tribunale, mentre il club difende la propria posizione citando comportamenti precedenti problematici, come il lancio di un asciugamano alla socia incinta e la sottrazione di un lettino al marito. Tuttavia, la lavoratrice respinge le accuse e fa causa al Club per licenziamento “illegittimo”, riporta Attuale.

Le dichiarazioni di Bonelli

Il licenziamento, avvenuto nell’estate scorsa, ha riacquistato attenzione recentemente grazie alla denuncia di Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. “A Roma, un’addetta alle pulizie viene licenziata perché avrebbe dato del tu a una socia. In Toscana, tre cassieri Pam perdono il posto per un’test del carrello’ con rossetti nascosti nei prodotti. Due vicende diverse, stessa logica: punire invece di tutelare”, ha commentato Bonelli. Ha aggiunto che il lavoro è trattato come una colpa e non come un diritto, evidenziando la mancanza di garanzie per i lavoratori. “Queste storie mostrano un Paese sbilanciato, dove il più debole paga sempre”, ha sottolineato.

L’allerta sulle condizioni lavorative

Bonelli ha lanciato un allerta su come i lavoratori sono sottopagati e soggetti a licenziamenti casuali. “Serve tutele certe, contratti stabili e regole chiare sulle procedure disciplinari. Farò un’interrogazione al Governo per sapere se è accettabile che in Italia si possa perdere il lavoro per un pronome o per un rossetto nascosto in un carrello e quali strumenti il Governo intende mettere in campo per fermare queste pratiche. Perché se il lavoro non ha più dignità, non ce l’ha nemmeno il Paese”, ha concluso.

Il caso di Roma: cosa è successo

La controversia risale alla scorsa estate al Circolo Canottieri di Roma. La donna, addetta alle pulizie da 24 anni, è stata licenziata a giugno per aver dato del “tu” a una socia. “È soltanto l’ultimo episodio”, ha dichiarato il presidente del Circolo Canottieri Roma, Paolo Vitale, parlando ad Open. Secondo il club, il licenziamento è il risultato di una lunga serie di richiami per comportamenti inappropriati.

La lavoratrice avrebbe ricevuto quattro richiami, di cui due gravi, culminati in un confronto con i sindacati. I due episodi più gravi riguardano “insubordinazione con il direttore” e “tra i 15 e i 20 ritardi” in un solo mese di lavoro. Vitale ha affermato che il caso del “tu” ha rappresentato “la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

La versione della lavoratrice

La lavoratrice respinge tutte le accuse sollevate dal club, e la vertenza è diventata un caso giudiziario. “Non voglio essere considerata quella che è stata licenziata per una cosa che non ho mai fatto. Aggredire una donna incinta? Non esiste”, ha raccontato la donna in un’intervista a Open. Ha spiegato che il suo dialogo con la socia in questione si è svolto in modo pacifico e rispettoso.

Inoltre, ha chiarito che “la questione dell’asciugamano riguarda un’altra socia”, insistendo di non essersi mai permessa di lanciare niente a nessuno. L’ex dipendente ha anche citato l’esistenza di due testimoni che confermerebbero la sua versione dei fatti, sostenendo che il presidente non ha voluto ascoltare.

“Solo un pretesto per mandarmi via”

“Sono al circolo dal 2001 e non ho mai ricevuto una lettera di richiamo fino all’arrivo del dottor Vitale quattro anni fa, che ha portato a lettere di richiamo a raffica”, ha affermato la lavoratrice. Ha anche sottolineato che suo marito, anch’egli impiegato al circolo, è stato demansionato dopo 35 anni di servizio. “Il presidente ha trovato un pretesto per mandarmi via”, ha concluso.

L’addetta ha contestato la negazione dell’accesso alla corrispondenza della socia, sostenendo che per vederla ha dovuto citare il club in tribunale.

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