Licenziamento illegittimo per malattia: il Comune di Curtarolo multato per violazione della privacy

03.12.2025 19:15
Licenziamento illegittimo per malattia: il Comune di Curtarolo multato per violazione della privacy

Curtarolo (Padova) – Una dipendente del Comune è stata licenziata dopo che le telecamere municipali l’hanno ripresa mentre usciva e rientrava in Municipio senza registrare correttamente i movimenti: non utilizzava il badge, non “timbrava” né “stimbrava”, fermandosi in piazza per esigenze personali. La dipendente è stata anche ripresa durante un periodo di malattia mentre camminava di fronte all’ufficio. Infine, è stata immortalata mentre pranzava con colleghe, anch’esse assenti per malattia. A seguito di queste evidenze, il suo licenziamento è stato formalizzato, ma la situazione ha preso una piega inaspettata. L’ente pubblico, responsabile della sorveglianza, è stato multato, mentre la presunta truffa è stata archiviata, riporta Attuale.

Le immagini delle telecamere e il video del collega zelante

La vicenda si svolge a Curtarolo, un comune con circa settemila abitanti in provincia di Padova, amministrato dalla Lega. La dipendente è stata licenziata a causa di comportamenti inappropriati sia durante le giornate lavorative sia durante le assenze per malattia. Tuttavia, il licenziamento, basato su riprese delle telecamere municipali e su un video realizzato da un collega, è stato ritenuto illegittimo dal Garante per la protezione dei dati personali. Il Comune di Curtarolo ha quindi ricevuto una multa di 15.000 euro per “trattamento illecito dei dati personali” e per l’uso di “strumenti non compatibili con le garanzie previste dal GDPR”.

La ricostruzione del Garante della Privacy

Secondo quanto riportato da Il Gazzettino, il Comune ha utilizzato diversi tipi di riprese per giustificare l’accusa di assenteismo: un lato erano i filmati della videosorveglianza gestita dalla Federazione dei Comuni del Camposampierese, mentre dall’altro un video girato con lo smartphone da un altro dipendente, che mostrava la lavoratrice a pranzo durante il periodo di malattia. Va notato che il video è stato condiviso sul telefono privato del sindaco poiché l’ente non ha risorse economiche per fornire un cellulare ufficiale. Tuttavia, questa spiegazione non è stata sufficiente a legittimare il licenziamento.

La difesa dell’impiegata: “Utilizzo illegittimo degli impianti di videosorveglianza”

L’impiegata si è rivolta al Garante, contestando “l’utilizzo illegittimo degli impianti di videosorveglianza” e una “ulteriore violazione della privacy” riguardo al video realizzato con lo smartphone. L’ente locale ha difeso la sua condotta, sostenendo che il suo intervento fosse parte della “tutela della sicurezza urbana e pubblica” e in linea con le funzioni di polizia giudiziaria. La sindaca ha agito sulla base di segnalazioni ricevute da altre dipendenti, affermando che le immagini della videosorveglianza e le timbrature avevano portato alla legittima acquisizione di notizie di reato.

“Mancanza dell’informativa completa per i cittadini”

Tuttavia, il Garante ha smontato la difesa del municipio, evidenziando che vi erano diverse irregolarità. Queste includevano l’assenza di una base giuridica chiara per il trattamento dei dati personali, la mancanza di un’informativa completa per i cittadini e l’omissione della valutazione d’impatto prevista dalla normativa europea. “Il Comune ha effettuato un trattamento dei dati personali in modo non conforme al principio di liceità, correttezza e trasparenza”, ha chiarito l’Authority.

“Il video con il cellulare privato? Strumento improprio e incompatibile con le prerogative del datore di lavoro pubblico”

Il Garante ha espresso una posizione particolarmente severa riguardo al video amatoriale girato nel ristorante, definendolo “uno strumento improprio e incompatibile con le prerogative del datore di lavoro pubblico”. Il giudice per le indagini preliminari di Padova aveva già archiviato l’inchiesta sulla presunta truffa, aggiungendo che per verificare un’assenza per malattia esistono procedure e normative da seguire, come predisporre visite fiscali, che non erano state attuate in questo caso, trattandosi di un malessere che non richiedeva ricovero. La vicenda, quindi, si trasforma in un monito sulla corretta gestione della privacy all’interno della pubblica amministrazione.

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