L’impatto delle eruzioni vulcaniche sul clima e i rischi per l’Europa: intervista a esperti italiani

17.01.2026 10:25
L'impatto delle eruzioni vulcaniche sul clima e i rischi per l'Europa: intervista a esperti italiani

Impatto delle eruzioni vulcaniche sul cambiamento climatico e sul rischio per la popolazione

Roma, 17 gennaio 2026 – Le eruzioni vulcaniche pongono interrogativi significativi sul loro impatto sul cambiamento climatico e sul rischio di eventi catastrofici, come un’altra Pompei, simile all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. L’esperto di vulcanologia Roberto Sulpizio, dell’Università di Bari, e il ricercatore Gianluca Groppelli, del Cnr Igag di Milano, analizzano la questione, riporta Attuale.

Sulpizio sottolinea che, sebbene ci si auguri di non assistere a un’altra tragedia come Pompei, è tecnicamente possibile che un vulcano vicino a un’area densamente popolata, come Napoli, possa eruttare, causando danni devastanti. La comunità scientifica è impegnata a prevenire tali impatti, ma le infrastrutture rappresentano una sfida considerevole.

Groppelli evidenzia l’importanza dello studio del passato vulcanico per anticipare eventi futuri, affermando che l’Etna, ad esempio, presenta eruzioni esplosive che possono interrompere le attività aeree, come è successo in passato. La storia geologica di un vulcano può ripetersi se non ci sono cambiamenti significativi nel contesto geologico.

Rischio vulcanico e cambiamenti climatici

Sulpizio aggiunge che i vulcani tropicali, come quelli dell’Indonesia, sono tra i principali responsabili delle crisi climatiche a breve termine, come quella causata dall’eruzione del Tambora nel 1815, che portò al famoso “anno senza estate”. Le emissioni vulcaniche influenzano temporaneamente il clima, ma i cicli naturali della Terra hanno un impatto molto più duraturo.

Sul traffico aereo, Sulpizio avverte che le crisi vulcaniche rappresentano anche un problema economico tangibile. La crisi in Islanda ha bloccato il traffico aereo per giorni, incorrendo in danni miliardari.

Previsione delle eruzioni vulcaniche

Riguardo alla previsione delle eruzioni, Sulpizio chiarisce che mentre è possibile identificare la localizzazione di un vulcano, è molto più difficile prevedere il “quando” e il “cosa” verrà eruttato. Gli sforzi di ricerca attuali si concentrano su queste domande cruciali. La previsione di un’eruzione è simile a quella per i terremoti, con un alto livello di incertezza.

Sulpizio distingue tra le eruzioni effusive, che sono meno pericolose per le persone, e quelle esplosive, che possono generare ceneri e gas a temperature elevate, come avvenne a Pompei, dove l’emissione di materiale vulcanico uccise la popolazione in pochi minuti.

Groppelli enfatizza l’importanza del monitoraggio costante dei vulcani come l’Etna e il Vesuvio, per valutare il rischio e prevenire potenziali disastri. L’evidenza dell’attività sismica e vulcanica viene analizzata costantemente per proteggere la popolazione.

Rischio vulcanico nelle aree urbanizzate

Sulpizio osserva che i Campi Flegrei e il Vesuvio sono i vulcani più pericolosi d’Italia, non solo per la loro attività, ma anche per le infrastrutture e le popolazioni circostanti. La densità di popolazione in queste aree aumenta esponenzialmente il rischio nel caso di un’eruzione.

Groppelli chiarisce che, sebbene l’Etna possa esibire un alto livello di attività, il rischio è ridotto a causa della scarsità di infrastrutture nelle sue immediate vicinanze, a differenza di altre aree vulcaniche italiane.

Concludendo, Sulpizio mette in evidenza che la rappresentazione del rischio vulcanico deve tenere conto della presenza umana in aree vulnerabili. Era necessario il monitoraggio continuo, specialmente nei Campi Flegrei, dove una crisi in atto non presenta attualmente segni di immediata reperibilità di pericoli vulcanici, ma richiede attenzione costante.

Groppelli conclude che il monitoraggio dei vulcani e i metodi di valutazione del rischio continuano a evolversi, ma rimangono complessi a causa della natura intrinsecamente variabile dell’attività vulcanica.

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