La notte del 31 dicembre 2025, un tragico incendio nel locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, ha provocato la morte di almeno 40 giovani e oltre 100 feriti. Questo evento rappresenta un’ulteriore tragedia nel già cupo bilancio degli incendi nelle discoteche, con almeno altre otto simili tragedie avvenute negli ultimi dieci anni in diverse parti del mondo, riporta Attuale.
Il disastro più devastante si era verificato nella discoteca Kiss a Santa Maria, in Brasile, il 27 gennaio 2013, dove morirono 242 persone. La storia è ora raccontata nella serie Netflix La notte che non passerà, tornata alla ribalta dopo la strage di Crans. Tale somiglianza tra le due tragedie ha suscitato preoccupazione e riflessione su questioni di sicurezza nei locali notturni.
Le simili circostanze tra le tragedie
I punti in comune tra l’incendio del locale Kiss in Brasile e quello di Crans-Montana sono molteplici. In entrambe le occasioni, il panico tra i giovani, la calca per uscire e l’inefficienza delle misure di sicurezza hanno contribuito a un bilancio tragico. Le scene devastanti dei video girati al momento dell’incendio a Crans-Montana richiamano tristemente le immagini della serie Netflix.
Quella notte, la discoteca Kiss, celebre nel comune di Santa Maria, ospitava un evento per studenti universitari. Inizialmente, si stimava che ci fossero tra le 300 e le 500 persone, ma le indagini successive hanno rivelato che circa 900 giovani si trovavano nel locale, che poteva contenere poco più di 600 persone. Alla scena si aggiunse il caos scatenato dal fuoco, inizialmente scambiato per una rissa da molti dei presenti.
Durante la festa, il cantante del gruppo Gurizada Fandangueira ha inavvertitamente innescato l’incendio con un spettacolo pirotecnico. Le fiamme hanno rapidamente avvolto il locale, attaccando il soffitto ricoperto da schiuma acustica. Molti testimoni hanno riferito di aver cercato estintori, ma sono stati trovati assenti a causa di rimozioni effettuate per motivi estetici.
Il dramma della fuga
Alcuni testimoni hanno affermato che non era chiaro a tutti che si trattasse di un incendio. La confusione ha portato le persone a cercare uscite nei bagni, rendendo impossibile la fuga. Il 90% delle vittime è stato rinvenuto in questi locali. L’incendio è stato domato solo intorno alle 5 del mattino, ma i corpi sono stati recuperati solo a mezzogiorno, per un bilancio finale di 242 vittime, molte delle quali sono decedute per avvelenamento da fumi tossici.
Le conseguenze legali e le indagini
In seguito al tragico evento, il proprietario del locale e altri membri del personale sono stati arrestati e processati, con pene che raggiungono fino a 12 anni di reclusione. Solo a settembre 2024, undici anni dopo la tragedia, un giudice ha riattivato l’arresto dei responsabili a fronte di accuse di omicidio. Il 2025 ha visto l’entrata in vigore delle condanne, mentre nei mesi successivi alcuni dei condannati hanno cominciato a beneficiare di misure penitenziarie più favorevoli.
Infine, in risposta agli eventi, il governo dello stato di San Paolo ha avviato un’inchiesta sui locali notturni, rivelando che di 303 club ispezionati, 111 operavano senza permessi antincendio, mentre 66 risultavano irregolari. Questa situazione mette in evidenza un problema sistemico che richiede urgentemente riforme nella sicurezza pubblica e nelle normative sui locali notturni.