L’inchiesta su milanesi che sparavano a Sarajevo: shock per i safari umani e il coinvolgimento di imprenditori noti

17.03.2026 02:45
L'inchiesta su milanesi che sparavano a Sarajevo: shock per i safari umani e il coinvolgimento di imprenditori noti

Milano, 17 marzo 2026 – Una “società di security” milanese con “forti contatti con l’estero”, negli anni ’90 avrebbe attirato italiani disposti a pagare per trascorrere il fine settimana nei Balcani, unendosi alle milizie serbo-bosniache per partecipare a un sadico “gioco” contro i civili intrappolati in una Sarajevo sotto assedio. Il ritrovo avveniva in un magazzino di elettrodomestici situato alla periferia di Milano, in viale Mecenate. Tra i partecipanti ai “safari umani” in Bosnia figurava anche un “imprenditore italiano molto famoso, che a volte si vede ancora in televisione, che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese”, riporta Attuale.

Gite da 340 milioni di lire  

Una “gita” criminale che “alla fine gli costò 340 milioni di lire perché dovemmo corrompere anche due cetnici serbi che ci spuntarono dietro le spalle”. Questi inquietanti dettagli sono stati riferiti da un testimone noto come “il francese”, ex membro dell’organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali, allo scrittore Ezio Gavazzeni. Tali racconti sono stati pubblicati nel volume “I cecchini del weekend”, edito da PaperFirst, che da oggi è disponibile in libreria, e sono già confluiti in esposti presentati alla Procura di Milano, con la collaborazione della criminologa Martina Radice e degli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, ex magistrato esperto di terrorismo. L’inchiesta, coordinata dal pm Alessandro Gobbis, conta attualmente tre indagati per omicidio volontario, accusati di aver sparato a Sarajevo.

Fiocchi intrisi di sangue 

I viaggi, secondo il “francese”, generavano per l’organizzazione una “montagna di soldi” in contanti, con i ricchi italiani disposti a pagare per sparare e riportare a casa un macabro souvenir. “Il trofeo era un bossolo”, ha raccontato la fonte, “sul quale l’accompagnatore indicava con un colore quale era il bersaglio colpito: azzurro o rosa per un bambino-bambina, ragazzo-ragazzina; rosso per uomo; rosso e verde se militare; giallo se donna; giallo e verde se donna militare; nero e azzurro se anziano; nero e rosa se anziana”. Sono emersi legami oscuri tra l’agenzia di security e aziende a Londra o in Belgio, con contatti con la malavita organizzata balcanica o russa, la quale riceveva parte del denaro ricavato e minacciava i “cecchini” se non saldavano i debiti.

Decine d’italiani avrebbero pagato per sparare sui civili durante l’assedio di Sarajevo. Si ritrovavano a Trieste, per poi partire alla volta della Bosnia.

“Gira voce che un paio di attori Usa abbiano cecchinato”, ha spiegato la stessa fonte. “Io ho portato dentro solo gente ricca ma non famosa. Giusto un paio sono conosciuti a livello popolare da voi in Italia perché si vedono sui giornali oppure in tv”. Il possibile nome dell’imprenditore che avrebbe speso 340 milioni di lire è stato indicato alla Procura di Milano, che sta indagando su altri uomini presenti in una lista di sospetti.

Rolex e macchinoni 

Il lavoro di Gavazzeni ha coinvolto anche Parma, dove si sospetta il coinvolgimento di un’agenzia di viaggi ora inattiva, e in un altro filone Trieste. Un’ex carrozzeria è stata indicata come possibile luogo di partenza per questi viaggi, e si parla di un presunto collegamento con un traffico di farmaci verso i Balcani: “Tutti con il Rolex, tutti i macchinoni arrivavano lì e li posizionavano nella carrozzeria e poi partivano con queste Volvo con lo stemma della Croce Rossa”. A bordo c’erano individui “legati alle case farmaceutiche”, travestiti da missione umanitaria per attraversare i confini. Provenivano “dalla Lombardia, gente di Vicenza, Bergamo, Verona”. Una serata ricorda uno dei cecchini che “ci ha invitato a bere qualcosa da lui sotto le feste di Natale”: un brindisi criminale che riaffiora dalle nebbie di trent’anni fa.

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