Trieste, 31 agosto 2025 – Raffaele Barisani, medico legale e consulente della famiglia di Giulia Bonin, la ragazza di 25 anni ritrovata morta a Trieste sul monte Grisa, un giorno dopo la scomparsa avvenuta la sera di lunedì 11 agosto, era seguita dal Centro di salute mentale dal 2023, riporta Attuale.
Suicidio o caduta accidentale
È in corso un’inchiesta della procura che attualmente esamina due ipotesi: suicidio o incidente. “Giulia amava quei luoghi, amava passeggiare in montagna. E non ci sono elementi di alcun tipo che possano far pensare a un omicidio”, ha dichiarato con calma il medico, che sta affrontando molteplici misteri di Trieste, città simbolo della riforma avviata da Franco Basaglia, che abolì i manicomi. Tuttavia, la trasformazione non è stata completamente realizzata.
Trieste e la rivoluzione della psichiatria
Il manicomio di Trieste, situato nel quartiere San Giovanni, è stato chiuso già prima del 1978, data cruciale per la psichiatria italiana. Negli ultimi quattro anni, però, l’area ha riacquistato attenzione mediatica non per il suo passato, ma perché proprio qui, nell’ex ospedale psichiatrico, un boschetto del parco ha visto il ritrovamento del cadavere di Liliana Resinovich il 5 gennaio 2022, dando vita a quello che è diventato ‘il giallo di Trieste’. La donna, di 63 anni, era scomparsa da casa il 14 dicembre 2021, e ora suo marito, Sebastiano Visintin, è indagato per omicidio, con Barisani che offre consulto in questo caso. Nonostante gli anni di indagini, molte domande rimangono senza risposta.
La storia di Giulia Bonin
La madre di Giulia Bonin ha espresso la sua preoccupazione per la mancanza di supporto alle famiglie di malati psichiatrici, interrogandosi se sua figlia sarebbe potuta essere salvata. Barisani, come è suo dovere, attende i risultati dell’autopsia e dei prelievi tossicologici, oltre alla documentazione sanitaria riguardante Giulia, che “era anche aggressiva in casa, come segnalato dai familiari”.
L’indagine della Procura
Barisani ha sintetizzato il progresso dell’indagine: “La Procura ha avanzato due ipotesi di reato, omissione di soccorso e omicidio colposo. Per comprendere esattamente cosa sia accaduto, dovremo esaminare in dettaglio la documentazione sanitaria del Centro di salute mentale e determinare quale fosse la diagnosi, e se tutto ciò che era necessario sia stato realmente fatto”.
Trieste, scuola di Basaglia
Allargando la prospettiva, cosa rappresenta oggi Trieste per la psichiatria nazionale? La risposta di Barisani è un mix di riconoscimento e critica: “Basaglia è stato un caposcuola, ha portato all’abolizione dei manicomi. Tuttavia, a mio parere, le strutture sostitutive, che dovrebbero fornire risposte alternative, non sono sufficienti. Pertanto, quella rivoluzione può essere considerata parziale. La psichiatria è una questione complessa, che necessita di personale adeguato e strutture. È una lamentela costante da parte delle associazioni di familiari, ossia che le strutture attuali non bastano”.