Il governo italiano ha recentemente dato il via libera alla richiesta di accesso ai prestiti Safe offerti dall’Unione Europea, nell’ambito del programma ReArm Europe, con l’intento di incrementare le spese militari. Secondo quanto riportato da vari quotidiani, la decisione è stata presa nel corso di un vertice tenutosi nella serata di martedì. In precedenza, l’esecutivo, e in particolare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si era mostrato cauto riguardo l’idea di aumentare l’indebitamento estero per far fronte a necessità militari indotte da recenti tensioni geopolitiche. Anche la premier Giorgia Meloni, nel confermare l’impegno a aumentare le spese per la difesa fino al 5% nel contesto del vertice Nato dell’Aja, aveva promesso che «non un euro sarà tolto al welfare», ma ora la questione riguardante il bilancio ha prodotto pressioni più incisive. Con la scadenza per la richiesta di accesso ai fondi Safe fissata per questa mezzanotte, l’esecutivo pare aver finalmente deciso di procedere. Rientrata dal vertice sulla sicurezza alimentare in Etiopia, Meloni ha radunato i suoi ministri e consiglieri più fidati per discutere, tra le altre cose, delle implicazioni dei dazi USA e per approvare la richiesta di prestiti destinati a spese militari, riporta Attuale.
Le richieste del governo all’Ue e il nodo del debito pubblico
Stando a quanto riportato da Repubblica, la lettera ufficiale con la richiesta al Commissario Europeo sarebbe stata inviata nella notte. Si attende ora una comunicazione formale dal governo per chiarire i dettagli di tale richiesta. Fonti interne a Palazzo Chigi hanno suggerito che l’esecutivo spera di “prenotare” fino a 14 miliardi di euro in fondi per i prossimi cinque anni, con prestiti rimborsabili in rate dilazionate su 45 anni. È importante notare che si prevede che questa operazione non influenzi il Patto di stabilità. In altre parole, il governo non dovrebbe richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia riguardo il rispetto delle norme europee riguardanti debito e deficit. Resta da verificare come simile strategia possa essere attuata, specialmente in vista della prossima legge di bilancio. Inoltre, la Commissione ha segnalato che più Stati membri stanno considerando di accedere ai prestiti Safe, oltre ai nove paesi che hanno già fatto richiesta nei mesi scorsi, tra cui Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Spagna, Finlandia, Lituania, Repubblica Ceca e Ungheria. In totale, l’Unione Europea ha messo a disposizione 150 miliardi di euro nell’ambito del programma di riarmo, noto anche come “Readiness Europe”, presentato da Ursula von der Leyen e adottato dai 27 Stati membri nel marzo scorso.
La recente decisione del governo italiano di richiedere prestiti Safe nell’ambito del programma ReArm Europe segna un’importante svolta nella politica militare del paese, evidenziando la crescente priorità delle spese per la difesa in risposta alle tensioni geopolitiche attuali. Con la speranza di ottenere fino a 14 miliardi di euro e senza impattare sul Patto di stabilità, l’esecutivo ha intrapreso un percorso che potrebbe influenzare significativamente il bilancio nazionale. La situazione rimane fluida, con attenzione particolare su come queste misure saranno integrate nella prossima legge di bilancio, in un contesto in cui anche altri Stati membri dell’UE stanno valutando simili opportunità di finanziamento.