Livolsi: le spese militari come leva strategica per l’industria

09.07.2025 09:45
Livolsi: le spese militari come leva strategica per l'industria

ROMA – “L’Italia si è impegnata, in linea con gli obiettivi della Nato, a portare le spese per difesa e sicurezza al 5% del Pil entro il 2035. Si tratta di un traguardo ambizioso, che secondo le stime richiederà un aumento annuo della spesa pubblica tra i 6 e i 7 miliardi di euro, con un impatto cumulato di oltre 75 miliardi nei prossimi dieci anni. Un’enormità per un Paese con un debito pubblico atteso in crescita, secondo le previsioni della Commissione europea, dal 135,3% del Pil nel 2024 al 136,7% nel 2025, e soggetto ai rigidi vincoli del Patto di Stabilità europeo, tornati in vigore dal 2025. Queste riflessioni sono state esposte da Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., nel suo ultimo intervento per l’agenzia Dire, curato da Angelica Bianco, riporta Attuale.

LIVOLSI: “IL PRIMO TEMA DA VALUTARE È LA TENUTA FINANZIARIA”

“Il primo argomento da analizzare è la sostenibilità finanziaria: se le risorse saranno sottratte a welfare, istruzione, sanità o bloccate in spese correnti senza crescita strutturale, corriamo il rischio di un indebolimento della coesione sociale e di un aumento del rischio sul debito sovrano. Del resto, il debito pubblico italiano ha già superato i 3.060 miliardi di euro, raggiungendo un picco storico di 3.063,5 miliardi ad aprile 2025, secondo i dati della Banca d’Italia. Questo livello ha inevitabili conseguenze sui tassi di interesse in caso di deterioramento del rating. Per garantire che la spesa militare non diventi un peso improduttivo, è necessaria una visione che possa trasformarla in opportunità industriali.” Livolsi continua, sottolineando come il potenziamento delle filiere duali (nel settore civile e della difesa), la R&D e le collaborazioni nel quadro di programmi come Gcap (Global Combat Air Programme) con Regno Unito e Giappone possano rappresentare un volano credibile. “L’Italia dispone di un settore difensivo di eccellenza, con aziende come Leonardo (che prevede oltre 6,6 miliardi di ordini aggiuntivi per ogni aumento dell’1% nella spesa per la difesa europea), Fincantieri, Avio Aero e Mbda.”

UNA VISIONE STRATEGICA DI LUNGO PERIODO E UN ESERCITO EUROPEO

“L’Unione europea, dal canto suo, sta facendo i primi passi concreti. Il piano ‘Readiness 2030’ – inizialmente denominato ‘ReArm Europe’ – promosso dalla Commissione europea e appoggiato dal Consiglio, prevede investimenti fino a 800 miliardi di euro entro il 2030, anche con la partecipazione della Banca europea per gli investimenti mediante strumenti simili al Next Generation Eu.” In conclusione, Livolsi evidenzia due elementi chiave. “Da una parte, è fondamentale investire con una visione strategica e di lungo periodo, trasformando la difesa in un motore per l’innovazione, la competitività e la sicurezza del Paese. Dall’altra parte – aggiunge Livolsi – questo deve costituire un primo passo verso la creazione di un esercito europeo realmente integrato e autonomo, non dipendente dagli armamenti statunitensi.”

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