Il conflitto nella regione del Golfo: le conseguenze per gli Emirati Arabi Uniti
Il clima di crescente tensione nel Golfo Persico ha spinto i funzionari degli Emirati Arabi Uniti a esprimere preoccupazioni riguardo alla stabilità della regione. Gli attacchi aerei iraniani hanno reso quotidiana la paura in città come Dubai, dove le sirene di allerta suonano regolarmente. «Non credo che l’Iran resisterà a lungo. Sta collassando tutto: pozzi, palazzi, esercito. La gente è sicura solo se scappa in montagna, a meno che non cerchi il martirio», afferma un alto funzionario, riporta Attuale.
Un aura di insicurezza aleggia su Dubai, famosa per la sua stabilità economica e sociale. La popolazione è costretta a seguire attentamente gli sviluppi dei droni iraniani, con avvisi specifici inviati ai residenti nelle vicinanze delle installazioni strategiche come il porto di Abu Dhabi e Jebel Ali, sede del più grande dissalatore al mondo. La strategia dell’Iran sembra focalizzarsi sull’attacco a «cassaforti idro-petrolifere» e sull’erosione della tranquillità venduta dagli Emirati al resto del mondo.
In un’intervista, il CEO degli aeroporti di Abu Dhabi, legato a una delle famiglie più influenti del Golfo, ha dichiarato che l’inasprimento della crisi non era previsto. «Non ci aspettavamo che dai nostri vicini ci arrivasse una cosa del genere», ha commentato. Tuttavia, benché la logistica del Paese stia subendo un impatto significativo, il funzionario ha rassicurato che l’economia degli Emirati è diversificata e resiliente. Attualmente, il settore petrolifero rappresenta solo il 35-40% dell’economia, il che consente un certo grado di gestione della crisi, compresa la chiusura dello Stretto di Hormuz.
I timori si estendono a domanda più ampia: «Cosa succederà dopo la distruzione dell’Iran?». Con 90 milioni di abitanti, la destabilizzazione dell’Iran potrebbe avere ripercussioni sul Golfo e oltre. «Non vogliamo che questa guerra si allarghi all’Iraq, alla Siria o al Libano. Guardi l’Ucraina: ci sono questioni geopolitiche in gioco, ma alla fine si riduce a una questione finanziaria», ha prospettato, suggerendo che il futuro della regione dipende dalla stabilità economica e dalle scelte politiche.
Riguardo ai rapporti con gli Stati Uniti, sembra che ci sia un sostegno per l’amministrazione attuale. I funzionari evidenziano che Donald Trump ha la capacità di affrontare le crisi, sebbene a volte utilizzi un linguaggio aggressivo.
Infine, la questione della tregua, sollevata anche in riferimento alla situazione in Ucraina, resta incerta. «Nessuno sa cosa succederà. Ma non credo che l’Iran resisterà a lungo, finito il Ramadan», ha concluso un osservatore con preoccupazioni sulle ripercussioni globali, non solo economiche ma anche umanitarie.