Lo scrittore israeliano Keret: «La morte dei palestinesi è ora una routine»

22.07.2025 10:35
Lo scrittore israeliano Keret: «La morte dei palestinesi è ora una routine»

In mezzo alla routine quotidiana, ci si può dimenticare di vivere in un contesto bellico, dimenticando che, a meno di due ore dalla nostra casa, innocenti come uomini, donne e bambini perdono la vita. Riporta Attuale.

La guerra in diretta

Camminando per le strade di Tel Aviv, osservando il volto preoccupato della gente che si affretta, si può facilmente perdere di vista la realtà della guerra. Talvolta il rumore degli aerei ci riporta alla realtà, ma per la maggior parte del tempo l’ambiente circostante sembra preoccupato da altre questioni: un giorno siamo colpiti da dichiarazioni ottimistiche da parte di politici come Donald Trump relative alla fine del conflitto, mentre il giorno dopo si passa a discutere di altri conflitti, come quello in Ucraina. Anche in Israele, l’attenzione oscilla tra sondaggi che indicano che più dell’80% della popolazione desidera una rapida conclusione del conflitto e programmi di cucina che ottengono ascolti notevoli.

Un dolore costante

In un contesto sconvolgente, in cui ogni annuncio di un soldato caduto a Gaza continua a lasciare un segno di stupore, una verità rimane inalterata. Ci sono giorni in cui la sincera speranza di un rapido ritorno degli ostaggi ci fornisce forza, mentre in altri si avverte una pesantezza suffocante. Alcuni giorni piangiamo la morte di soldati, in altri no. Alcuni giorni sembrano presagire la caduta del governo, in altri ci sembra che continuerà a torturarci senza fine. Una certezza è innegabile: ogni giorno negli ultimi quattro mesi ha visto la morte di un numero considerevole di palestinesi a Gaza: che ci siano giorni felici per noi israeliani o giorni di lutto, mentre festeggiamo un militare perito o traendo piacere da programmi di intrattenimento, in ogni momento, a meno di due ore da casa, bambini, uomini e donne soccombono, e le loro morti sono classificate come «danni collaterali».

Notte e morte

Ogni notte, mentre chiudiamo gli occhi, a breve distanza da noi, persone sconosciute smettono di respirare. Intere famiglie vengono spazzate via. Quando ci svegliamo e controlliamo i nostri smartphone per aggiornarci su eventuali sviluppi, sappiate che vi siete risvegliati in un’ulteriore giornata di morte per esseri umani, vicini e prossimi.

Un abisso morale

Questa permanente strage non provoca reazioni significative, non suscita l’attenzione che meriterebbe nei telegiornali israelo, rimane pressoché invisibile, eppure è incessante, casuale e devastante. L’accumulo di corpi di palestinesi continua a segnare il tempo, fungendo da metro per il tempo che scorre per coloro che sono ancora ostaggi, per le future notizie di soldati israeliani caduti, ma soprattutto serve a ricordarci il profondo abisso morale in cui siamo precipitati. Un baratro in cui la morte di decine o centinaia di vite umane è diventata parte della nostra quotidianità.

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