Lobby dei combustibili fossili alla COP30 in Brasile: numeri allarmanti
Alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, iniziata in Brasile lunedì, il numero di lobbisti dei combustibili fossili è in aumento, rappresentando un terzo dei partecipanti. La coalizione Kick Big Polluters Out (KBPO) ha registrato 1.602 rappresentanti del settore, equivalente a 1 su 25 partecipanti, un dato che supera di alcune centinaia i delegati dei dieci paesi più vulnerabili al cambiamento climatico, riporta Attuale.
Le COP, conferenze annuali che coinvolgono quasi tutti i paesi del mondo sin dal 1995, servono a stabilire politiche comuni contro il cambiamento climatico, sebbene le decisioni non siano vincolanti. L’obiettivo principale resta quello di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C, un traguardo sempre più difficile da raggiungere.
La rilevanza di queste conferenze attira annualmente molti rappresentanti dell’industria, in particolare delle grandi aziende energetiche. La comunità ambientalista esprime preoccupazione per l’influenza negativa che la presenza di lobbisti legati ai combustibili fossili può avere sulle politiche climatiche, rendendole meno ambiziose.
Attraverso la registrazione alle COP, i lobbisti accedono alle discussioni e possono influenzare i delegati stranieri, spingendo a limitare o posticipare gli obiettivi di riduzione delle emissioni. La loro presenza è così significativa anche rispetto a lobbisti di altri settori, poiché rappresentano industrie con maggiore impatto economico e peso politico. Recentemente, le aziende di combustibili fossili hanno cercato di rallentare l’azione contro il cambiamento climatico tramite lobbying e campagne di disinformazione.
Nonostante le segnalazioni continuano a crescere, alla COP30 di Belem, il numero di lobbisti del settore è in proporzione maggiore rispetto all’anno scorso a Baku e al precedente incontro a Dubai, dove era stato registrato il maggior numero di lobbisti di sempre.
I lobbisti accedono alle COP sia come parte delle delegazioni dei governi, agendo come “party overflow”, sia attraverso associazioni di categoria. L’analisi di KBPO ha rivelato che l’Italia ha portato nella sua delegazione 12 rappresentanti legati ai combustibili fossili, su un totale di 154 membri overflow. Tra i presenti ci sono rappresentanti di Confindustria, Edison, Enel e Acea, mentre per la prima volta la Commissione europea non ha registrato alcun lobbista.
La Cina ha registrato il numero più elevato di lobbisti, con 124 presenze, su un totale di 675 professionisti outsider. La crescente presenza dei gruppi di lobbying dei combustibili fossili continua a sollevare interrogativi sulla trasparenza e sull’efficacia delle politiche climatiche globali.