L’UE considera debito “perenne” per finanziare l’Ucraina, rimborso solo dopo riparazioni russe

15.01.2026 01:25
L'UE considera debito "perenne" per finanziare l'Ucraina, rimborso solo dopo riparazioni russe

L’UE considera un debito “permanente” per supportare l’Ucraina

Per finanziare l’Ucraina, l’Unione Europea potrebbe rendere “permanente” il debito contratto, consistente essenzialmente in eurobond, ovvero titoli di debito comune, riporta Attuale.

Il prestito di 90 miliardi di euro che l’UE prevede di attivare per sostenere l’Ucraina nel 2026 e nel 2027 sarà rimborsato da Kiev solo «quando» e (soprattutto, ndr) «se» la Russia avrà risarcito le danni provocati con l’invasione, ha precisato un alto funzionario della Commissione.

Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che «non esiste una scadenza precisa per il prestito all’Ucraina, che sarà soggetto a rollover». L’UE, ha aggiunto, «si riserva il diritto di utilizzare i flussi di cassa derivanti dai beni congelati in Russia per rimborsare questo prestito». Tale opzione, discussa durante il Consiglio Europeo di dicembre, è stata ostacolata dalla resistenza del Belgio di Bart De Wever, che ha espresso preoccupazioni significative, e dal supporto dell’Italia di Giorgia Meloni e della Francia di Emmanuel Macron, ma resta comunque una possibilità per il futuro.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha sottolineato l’eccezionalità della decisione di emettere debito comune per finanziare Kiev, un aspetto accentuato dal fatto che si tratta di una cooperazione rafforzata a 24 Stati membri, piuttosto che di una decisione unanime tra i 27. Ha ricordato che «in situazioni straordinarie abbiamo già contratto debito europeo per scopi specifici», facendo riferimento a iniziative come il Next Generation EU, e ha evidenziato che «questo è stato fatto anche in questa circostanza». Anche l’ex cancelliera tedesca, Angela Merkel, per facilitare l’accettazione del Next Generation EU tra gli elettori tedeschi, ha enfatizzato che si trattava di una misura “una tantum”, giustificata dalla crisi pandemica di Covid-19.

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